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POLITICA

Il segretario Pd all'assemblea dei suoi parlamentari

Referendum, Renzi: "Facciamo sei mesi a testa alta, io farò solo questo e non altro"

Il premier: dobbiamo smettere di "farci le pulci tra noi e diremo che quel simbolo serve per far vincere i nostri candidati, le discussioni interne lasciano il tempo che trovano perché dopo parte la fase congressuale e vi potete sbizzarrire"

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Roma "Facciamo sei mesi a testa bassa, anzi a testa alta perché abbiamo tutto il diritto di stare a testa alta con un lavoro costante sul territorio giocando all'attacco e non di rimessa o a catenaccio". Così Matteo Renzi si è rivolto ai parlamentari del Pd, rilanciando la richiesta "non dico di una tregua interna ma occorre parlare al paese, io faro solo questo e non altro". E per rassicurare i parlamentari della minoranza sui tempi della legge elettorale per il nuovo Senato ha garantito che "dopo il referendum manteniamo gli impegni presi, pacta sunt servanda, la discussione non esiste". 

Poi il premier ha rivendicato il successo ottenuto nel braccio di ferro portato avanti con l'Ue nei mesi scorsi. "Oggi, ha detto, l'Ue ha chiuso con il Mef un lavoro straordinario sui temi della flessibilità economica. Per me ancora non è sufficiente rispetto alle mie ambizioni, ai miei desideri e ai miei sogni ma sicuramente è un passo avanti incredibile rispetto a quello che i giornali scrivevano nei mesi di gennaio e febbraio. I giornali del pensiero unico dell'opposizione parlavano di sonora bocciatura della legge di stabilità e di un'Italia verso un fallimento. Oggi non io ma il governo con Padoan ha portato a casa un risultato importante, significativo. Non è ancora ciò che noi vogliamo ma è ciò che ci serve per dare un messaggio di profondo cambiamento". Infatti "dire che la flessibilità non è ancora abbastanza è tecnicamente vero ma è contemporaneamente un'incredibile sottovalutazione del punto di partenza: non volevano che citassimo la parola flessibilità. La parola flessibilità sembrava impossibile da declinare nel vocabolario europeo. Parlo di due anni fa".

Il ritorno del protagonismo dell'Italia in Europa per Renzi non è solo sul piano finanziario ma anche sulla politica internazionale e in particolare "a Vienna il ruolo dell'Italia ha consentito di avere un protagonismo sui temi della Libia che non è inviare migliaia e migliaia di soldati come dicevano i cantori del pensiero unico nei mesi scorsi. Noi dicevamo 'serve una strategia, un orizzonte più largo' e loro 'siete i soliti illusi' ed invece ieri a Vienna l'Italia ha portato a casa un risultato importante, ancor non sufficiente ma importante".

Ora, nei prossimi mesi "vogliamo, insieme alla Commissione e non contro la Commissione, discutere del modello di sviluppo. Venerdì i leader del Pse che hanno responsabilità di governo si vedranno in Campidoglio, a iniziare da Hollande, ospiti del nostro partito e delle nostre istituzioni per arrivare a un modello di proposta economica condivisa, immaginando un percorso da lanciare dopo il referendum sulla Brexit che speriamo mantenga la Gran Bretagna in Europa".

Insistendo sulla necessità di approfondire in Europa il tema della centralità della cultura, Renzi ha detto che "le divisioni tra destra e sinistra non passano più solo sul crinale economico, sull'uguaglianza che per me non è egualitarismo ma sta passando nella divisione profonda sui temi della paura e del coraggio, del muro e della piazza, della frontiera intesa come confine o come avventura. La divisione profonda per chi reclama più individualismo e chi sostiene ancora forti le ragioni della comunità e del dialogo".

Il presidente del Consiglio ha messo in risalto anche i successi ottenuti nella politica interna, "grazie a voi parlamentari Pd: se un obiettivo atteso per anni come le unioni civili si è raggiunto è perché c'è stato un lavoro straordinario dei parlamentari per quello che avete fatto. Non soltanto su quel punto, le unioni civili, in questi due anni avete restituito una dimensione di orgoglio a chi fa politica". 

Attaccando la seconda forza politica del Paese, ha definito il Movimento 5 Stelle "la democrazia dell'erede non della rete, non la democrazia diretta dell'uno vale uno ma indiretta. Parlano di casta a noi? L'accettiamo. Inizino a rinunciare all'insindacabilità e all'immunità. Si stanno arrampicando sugli specchi avendo clamorosamente detto il falso sulla nostra comunità, sulle frequentazioni mafiose e i finanziamenti. I famosi cittadini si stanno nascondendo dietro l'immunità: chiedete a Di Maio, Di Battista, Sibilia, Catalfo di rinunciare". I Pentastellati, "hanno lo statuto nelle mani del nipote di Grillo e del figlio di Casaleggio. Tecnicamente sono il partito del familismo e se vogliono mi querelino: io non ho l'immunità".

Infine il segretario del Pd, per motivare e coagulare i parlamentari, li ha invitati a smettere di "farci le pulci tra noi e diremo che quel simbolo serve per far vincere i nostri candidati, la nostra gente ci sarà grata. E poi ci sarà la fase referendaria, le discussioni interne lasciano il tempo che trovano perché dopo parte la fase congressuale e vi potete sbizzarrire", chiedendo lo stop alle polemiche interne e "un minimo di orgoglio ed entusiasmo" perché "dopo anni di paralisi finalmente la politica si è rimessa in moto".
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