POLITICA
Le prime parole da governatore
Regionali Emilia-Romagna, il neopresidente Bonaccini: "Ci aspettavamo di più, rimaniamo prima forza"
"Non si può essere soddisfatti di una partecipazione così bassa. Adesso bisogna aprire una nuova stagione, abbiamo cinque anni per dimostrare che faremo bene"

"Ogni elezione non può essere sempre giudicata con un livello differente da quello che è - ha risposto Bonaccini a chi gli chiedeva se la scarsa affluenza fosse anche un segnale per il governo nazionale -. Sapevamo che quando le regioni votano da sole - ha aggiunto - mediamente va a votare metà delle persone. Qui ripeto hanno pesato diverse cose, ora va ricostruita la fiducia con un pezzo di elettorato che ha voltato le spalle al voto e quindi al dato istituzionale".
Bonaccini ha aggiunto poi che "c'è un pezzo dell'elettorato Pd che è rimasto a casa, e se fosse venuto avremmo avuto le percentuali delle europee. Perché comunque rimaniamo di gran lunga la prima forza".
Gli auguri di Renzi
Il premier Matteo Renzi si è congratulato con Bonaccini. "Mi ha fatto i complimenti, ha detto di tener duro - ha raccontato il neoletto presidente -, di non abbassare ovviamente la testa. Adesso c'è davanti del tempo per dimostrare che potremo fare bene, io d'altra parte su quello che ho fatto non ho nessun rimprovero da farmi".
Chi è Stefano Bonaccini
Il nome di Stefano Bonaccini, fino a poco più di un anno fa, era noto praticamente solo a chi seguiva la politica emiliano-romagnola. Modenese, classe '67, il neopresidente della Regione era un 'semplice' consigliere regionale, sposato con Sandra e con due figlie, Maria Vittoria e Virginia. Una vita nel partito e nell'amministrazione locale, prima di prendere il testimone di Vasco Errani a Viale Aldo Moro: cinque anni da assessore nel suo paese d'origine, Campogalliano; sette anni a Modena prima dell'arrivo in assemblea legislativa.
Dal 25 ottobre del 2009 era segretario regionale del Pd, dopo aver vinto le primarie (lo votarono in 200 mila), in occasione dello stesso voto che portò Pierluigi Bersani alla guida del partito nazionale. E' infatti da bersaniano che si è mosso anche alle primarie successive, quelle che fecero del piacentino il candidato del centrosinistra alle politiche. Un rapporto, quello con l'ex segretario, che si andrà via via allentando dopo la non-vittoria del 2013 fino al punto di non ritorno quando - nei convulsi giorni della scelta del presidente della Repubblica - il suo grido su twitter, ''Fermatevi'', fu tra gli ingredienti che portarono al tramonto di quel Pd.
Da Bersani a Renzi, quindi. Un passaggio non indolore (ricordato anche dal premier pochi giorni fa nel suo intervento a chiusura della campagna elettorale) tra ex compagni di strada che borbottavano al tradimento e rottamatori pronti a rinfacciare il suo essere renziano 'della seconda ora'. A stabilire il suo grado di renzismo, ci pensò da lì a poco lo stesso ex sindaco di Firenze scegliendolo come coordinatore della campagna per le primarie che lo portarono alla guida del partito. Bonaccini sarà anche membro della prima segreteria Renzi (responsabile enti locali). Di lui si parlava come candidato a sindaco di Modena. Ma - dopo una fase di incertezza proprio dopo il ruolo nazionale nel partito - si sfilò.
Fase di incertezza che ha regnato a lungo anche dopo che le dimissioni di Errani hanno accelerato la corsa a Viale Aldo Moro. Una sua candidatura era nell'aria (anche in questo caso in ballottaggio con un ruolo di rilievo nel partito nazionale: per lui sembrava pronta la delega all'organizzazione). Ma le riserve furono sciolte solo dopo il fallimento di una candidatura unitaria alle primarie di coalizione. In campo c'erano già Roberto Balzani e, soprattutto, Matteo Richetti. Poi, vennero le notizie dell'indagine a carico suo e dello stesso Richetti (che lasciò) per le spese da consiglieri. Bonaccini ha resistito. Ha chiesto di essere ascoltato dai magistrati fino alla richiesta di archiviazione.