MONDO
Bruxelles
Crisi Ucraina, Renzi: "Per l'Italia nessuna emergenza gas"
La crisi in Crimea, ha detto il premier "ha molti elementi di preoccupazione, principalmente di natura geopolitica prima che energetica". L'Italia, ha ribadito l'ad di Eni Scaroni, "può vivere anche senza il gas russo"
La crisi ucraina non pone interrogativi soltanto sui flussi di gas russo verso l’Europa, dei quali l’Italia può comunque fare a meno, ma anche sull’operatività dei progetti dell’Eni con la Russia, a partire dal Southstream. L’a.d. del gruppo petrolifero, Paolo Scaroni, descriveva nel corso di un’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera i principali nodi del settore energetico, legato a doppio filo a Mosca come probabilmente nessun altro. “Vedo il futuro del Southstream piuttosto fosco”, perché la crisi ucraina “metterà anche in discussione le autorizzazioni Ue necessarie per portare avanti il progetto: non so se si realizzerà”, ha detto Scaroni senza mezzi termini.
La realizzazione della pipeline, avviata ormai molti anni fa per evitare il passaggio del gas russo dal territorio ucraino in seguito alle diverse frizioni registrate in passato tra i due Paesi, proprio a causa dell’Ucraina rischia quindi di bloccarsi. Il problema sono infatti le autorizzazioni che Gazprom, capofila del consorzio che vede tra i partecipanti, oltre all’Eni, anche Edf e Wintershall, deve ottenere dall’Unione europea e che difficilmente, in questa complicata situazione diplomatica e con le sanzioni alle porte, può sperare di ottenere. In ballo non c’è solo la realizzazione del tubo che dovrà passare sotto il Mar Nero, la cui necessità è passata un po’ in secondo piano vista la cronica flessione dei consumi di gas, ma anche il mega-contratto ottenuto proprio pochi giorni fa dalla Saipem, la controllata dell’Eni che ha vinto un appalto da due miliardi di euro per la costruzione della prima linea del tratto offshore. “Sono felice per l’ordine ottenuto da Saipem, anche se forse non lo porterà avanti”, ha infatti avvertito Scaroni, smentendo poi trattative per una fusione della stessa Saipem con la norvegese Subsea7.
Nessun problema comunque per il nostro Paese per l’approvvigionamento di gas: l’ad del gruppo petrolifero ha infatti di nuovo rassicurato, ricordando che “solo il 30% dei nostri consumi di gas proviene dalla Russia e quindi potremmo anche vivere senza”. Certo, ha tuttavia avvertito, non possiamo fare a meno contemporaneamente anche di un’altra fonte, come l’Algeria o la Libia, Paese nel quale, per altro, “le cose stanno andando bene”.