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POLITICA

Domenica di pausa. Si riprende lunedì

Riforme, Grasso: "Il calendario non muta". Si chiude l'8 agosto

Il presidente del Senato smentisce di aver ricevuto pressioni da Palazzo Chigi o dal Colle. Sul canguro: "E’ la difesa consentita in Senato contro l'ostruzionismo". Casson sul via libera al Senato non elettivo: "Prendo atto, ma la battaglia continua sul resto". Chiti: “7mila emendamenti danneggiano tutti"

Grasso (LaPresse)
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L'esame sul ddl riforme riprenderà lunedì pomeriggio alle 14, con una seduta che proseguirà fino alle 24. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, difende la contestata pausa domenicale. “E’ utile a far scendere la tensione e ricaricare le energie dei senatori” spiega in un’intervista al Corriere della Sera. Un colloquio nel quale conferma che, se tutto filerà liscio, la riforma del Senato si chiuderà entro l’8 agosto: "Per adesso non ci sono cambiamenti, il calendario resta quello stabilito con i capigruppo".
              
Grasso rivendica di aver agito in modo imparziale: "Gli aspri confronti in Aula con tutti i gruppi, a cominciare dal Pd, sono la conferma della mia terzietà". Il canguro? "E’ la difesa consentita in Senato contro l'ostruzionismo. E poi come si faceva a ritenere ammissibili gli emendamenti burla che rinominavano il Senato 'duma' o 'gilda'".
 
L'ex procuratore nazionale antimafia smentisce di aver ricevuto pressioni da Palazzo Chigi o dal Colle. Poi torna su quando, al culmine del caos in Senato, ha evocato la polizia: "Un lapsus, che avevo già chiarito nella riunione con i capigruppo e che qualcuno ha fatto uscire ad arte".
 
Quanto alle voci sul suo futuro dice: "Io al Quirinale? E quale forza politica potrebbe votarmi? In questo anno e mezzo, tenendo la barra dritta in nome della Costituzione e del regolamento del Senato, senza cedere a nessuna richiesta di parte e senza cercare il consenso di alcun gruppo parlamentare, nel fare ciò che ritenevo giusto, ho scontentato, in momenti diversi, proprio tutti".
 
Casson: “La battaglia non è ancora finita”
“Abbiamo condotto una battaglia per mantenere vivo il principio del Senato elettivo. Ma prendo atto del voto della maggioranza, la democrazia è questa". A dirlo è il senatore Pd Felice Casson, che, intervistato da Repubblica, commenta il via libera al Senato non elettivo, con tetto fissato in cento senatori.
 
Ma la battaglia per Casson continua sul resto: “Sull'immunità, che va cancellata al Senato come alla Camera. Sulle firme per il referendum, che vanno ridotte. Sulla platea per l'elezione del capo dello Stato".
 
Spiega il perché del suo appoggio all'emendamento del leghista Stefano Candiani: "La sua richiesta di lasciare al Senato alcuni temi eticamente sensibili era identica alla mia proposta. Una battaglia di civiltà, piuttosto che una fronda alla riforma".
  
Chiti e la mediazione: “Avere un oceano di emendamenti simili non conviene a nessuno”
A commentare i lavori è anche il senatore Pd Vannino Chiti che, intervistato dal Messaggero, torna sulla sua mediazione circa la riforma del Senato. "Avere un oceano di emendamenti simili non conviene a nessuno, svilisce il dibattito, ho solo proposto di concentrarli su alcuni punti".
 
Il passo indietro di Sel? "Un grande errore. Non s'è capito che un'opposizione non è forte se presenta 7 mila emendamenti ma se ne presenta 7 e su questi 7 apre un confronto".
 
Chiti torna sulle parole della senatrice Sel De Petris, secondo cui l'accordo sarebbe stato raggiunto tardi: "Se questa proposta - dice Chiti - fosse stata accettata prima si poteva ottenere qualcosa di più. Poteva passare il listino con i candidati al Senato eletti in concomitanza con le Regionali e alcune nostre preoccupazioni sul Senato non elettivo sarebbero svanite. Renzi su questo punto aveva aperto in un'assemblea del Pd".
 
"Sel - insiste il senatore - doveva fidarsi e buttare se stessa in questa proposta. Questo errore deve farci riflettere anche sull'Italicum: una soglia unica, intorno al 4/5% per l'accesso, garantirebbe alleanze più omogenee e non utile al solo scopo di entrare in Parlamento".
 
Chiti si sofferma poi sulle voci secondo cui il Patto del Nazareno preveda un veto su Prodi al Colle: "Mi sorprenderebbe e lo riterrei grave. Per come conosco Renzi lo escluderei. Può solo aver detto che nell'elezione del Capo dello Stato si cercheranno le convergenze più ampie".

Il sindaco di Firenze, Nardella: "Contro i no meglio andare alle urne"
"Di fronte all'accidia di forze politiche che sanno dire solo no, tanto varrebbe fare la nuova legge elettorale e andare al voto. Il pantano del Senato fa male a tutti, e mina la nostra credibilità anche a livello internazionale". Così il sindaco di Firenze, Dario Nardella, in un'intervista al Corriere della Sera.

"Voto o non voto, comunque ci vuole una svolta. Bisogna sbloccare questa situazione. Così non si può procedere". Le critiche di fretta sulle riforme? "Sono decenni che si discute. Anche la sinistra ha sbagliato quando contrastò in modo
ideologico la riforma costituzionale del 2005".
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