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POLITICA

Al Senato

Riforme, ottimista il ministro Boschi. Mauro rimosso dalla commissione

Il rappresentante dei Popolari in commissione Affari costituzionali è stato sostituito questa mattina: via l'ex ministro Mauro che aveva votato contro il testo del governo, al suo posto il capogruppo Romano

Maria Elena Boschi
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"Siamo nei tempi e siamo vicini all'accordo”. E’ ottimista il ministro Maria Elena Boschi che, lasciando palazzo Madama dove la commissione Affari costituzionali sta esaminando gli oltre 4mila emendamenti presentati al testo sulle riforme istituzionali del governo, ha annunciato che “mancano solo pochi dettagli”. E proprio questa mattina il gruppo 'Popolari per l'Italia' ha sostituito il suo rappresentante in commissione: l’ex ministro Mario Mauro che in passato aveva votato l'ordine del giorno di Roberto Calderoli (Lega Nord), favorevole all'elezione diretta del Senato.
 
Al posto di Mauro, il gruppo dei Popolari ha designato il capogruppo al Senato Lucio Romano. La sostituzione è stata votata a maggioranza e riporta su posizioni più sicure il governo all'interno della commissione. Ed è forse dovuto anche a questo l’ottimismo del ministro Boschi.   
 
Interpellato dall'agenzia Dire, Mauro ha mostrato tutto il suo disappunto per la sostituzione: "Sostituzione? Io userei altri termini: rimozione, purga staliniana, imboscata fascista...".  E poi: "La riunione è stata convocata senza che io sapessi nulla, e senza tenere in considerazione il fatto che quattro dei nostri senatori avevano dato comunicazione che non avrebbero potuto partecipare. In riunione eravamo in cinque più io. Ma si sono traditi perché già questa mattina il sottosegretario Graziano Delrio aveva comunicato ad alcuni del mio gruppo che questa era la decisione che il governo aveva preso. Non è stata una libera decisione del gruppo, ma un obbligo che muove direttamente dal premier Matteo Renzi che in pieno stile confacente ai luoghi in cui si trova ora in visita (il presidente del Consiglio è in Cina, ndr) fa fare a distanza questa operazione di basso cabotaggio. La verità è che quello che doveva essere un governo della speranza in realtà è un soviet da quattro soldi".

"Questo governo - ha proseguito - ha gettato la maschera, non è il governo della speranza ma degli agguati carogneschi sullo stile dell'eliminazione politica di Enrico Letta. E' il governo del pugnale fiorentino, un governo che vive di intrighi e che ha potuto realizzare questo con la collaborazione e la complicità di Casini e alcuni membri del mio gruppo. Chi si è incaricato del ruolo dell'inquisitore è stato Casini, chi ha fatto il boia è stato Romano".
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