Finestre sensoriali tra le stanze di un giardino
Cinque sensi alla Landriana
Inseriti quest’anno nella Top Ten dei parchi più belli d’Italia, i Giardini della Landriana a Tor San Lorenzo (Roma) offrono, in occasione della consueta mostra “Autunno alla Landriana”, un originale laboratorio di “interpretazione” ambientale
“Il mio giardino è quello che è, non è certo stupendo, ma è un posto vivo, dove si vive con le piante, dove tante cose stanno sempre succedendo… un inizio dal quale partire alla scoperta di cose nuove e al quale tornare ogni volta riportando impressioni ed esperienze”.
Così Lavinia Taverna presentava negli anni ’80 (“Un giardino mediterraneo”, Pendragon, 2011) i giardini della Landriana, molto di più che un luogo “non certo stupendo”. Perché Lavinia Taverna era cresciuta con lui, sforzandosi di creare uno spazio in continua trasformazione. Firmato anche dal paesaggista Russel Page, il progetto per questo insieme di giardini esprime al meglio la filosofia di entrambi. Page definiva quello che comunemente chiamiamo “pollice verde” come una sorta di “energia affettiva”. Taverna criticava un certo tipo di giardino formale, solo da ammirare, perché non ci coinvolge “affettivamente”. Giardini che si lasciano solo ammirare, magri splendidi, ma dove non è possibile toccare, calpestare, interagire con la natura. Il risultato della ricerca, non solo formale, di Page e Taverna, sono stati dunque i Giardini della Landriana, luoghi in cui il principio dell’esperimento e dell’esplorazione resta ancora oggi aperto a ogni spirito curioso. Non è un caso quindi se quest’anno l’Istituto Pangea Onlus ha ambientato proprio qui l’iniziativa “Risveglia i sensi alla Landriana”, un laboratorio che insegna a esplorare l’ambiente e la biodiversità attraverso i “cinque sensi”. La scommessa è quella di stimolare le finestre sensoriali, spesso troppo poco dilatate, e viziate da una vita serrata e sedentaria.
Per saperne di più, sono state rivolte alcune domande alla vicepresidente dell’Istituto Pangea Onlus, Giulia Sergiovanni:
Come è nata questa iniziativa sull’esplorazione della natura attraverso i cinque sensi ?
Dal desiderio di collaborare con la Landriana rispondendo con l’interpretazione ambientale, che coinvolge i visitatori in attività pratiche e non si limita a trasmettere informazioni, alla volontà dei “Giardini” di offrire esperienze al contempo educative e stimolanti.
Il vostro Istituto ha già sperimentato esperienze di interpretazione ambientale nel Parco nazionale del Circeo. Un giardino offre un contesto molto diverso da quello di un parco. Quali strategie avete messo in campo per questo nuovo laboratorio presso i giardini della Landriana?
Utilizzare tutti i sensi per esplorare l’ambiente e conoscerne aspetti inediti permette di condurre attività che generano stupore ed emozione in qualsiasi contesto in cui sono presenti elementi naturali. La cornice dei giardini, quindi, non può che esaltare alcuni aspetti, come quelli legati all’olfatto e al tatto, grazie alla grande varietà di specie presenti. Nel caso dei laboratori presso lo stand, alcune soluzioni creative permetteranno di raccontare e “sentire” la natura con simulazioni e immedesimazioni grazie a sonagli, specchi, oggetti misteriosi.
Chi studia l’”intelligenza” nel mondo vegetale (Mancuso: “Verde brillante” e Chamovitz: “Quel che una pianta sa”) ha messo l’accento sui sensi delle piante e sulla loro capacità di percepire gli stimoli ambientali. Questa consapevolezza può essere un valore aggiunto anche per noi? E può aiutarci a cambiare le nostre interazioni con loro?
Le attività proposte non si limitano solo a coinvolgere, stimolare, informare e divertire i visitatori, ma hanno sempre un fondo educativo che porta alla consapevolezza e al desiderio di rispetto nei confronti di tutti gli organismi. La scoperta che le piante possano “sentire” sia confermata anche dalla comunità scientifica aggiunge sicuramente significato e valore a quanto le attività di interpretazione inducono a provare dal punto di vista emozionale ed empatico.
