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MONDO

Shoah, ​Israele convoca l'ambasciatore della Polonia per la legge sulla restituzione dei beni

"Può bloccare gli indennizzi ai superstiti, a rischio le relazioni". Varsavia: "Legge strumentalizzata a fini politici interni"

Il ghetto di Varsavia
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Alta tensione fra Israele e Polonia per una legge in discussione a Varsavia che secondo lo Stato ebraico rischia di ostacolare quasi tutte le restituzioni chieste da ebrei polacchi sopravvissuti alla Shoah per beni confiscati dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale e poi trattenuti dal governo comunista: l'ambasciatore della Polonia in Israele, Marek Magierowski, è stato convocato oggi al ministero degli Esteri, dove è stato ricevuto dal direttore generale Allon Bar.

"Quella legge rischia di aver ripercussioni negative nelle relazioni bilaterali", ha affermato Bar secondo quanto riporta una nota. Secondo Israele è ancora possibile bloccare l'iter legislativo e tornare al dialogo bloccatosi nel 2019.

La Polonia, dal canto suo, ha convocato per domani l'incaricata d'affari di Israele nel Paese, Tal Ben-Ari Yaalon. Lo riporta il sito israeliano Ynet. Secondo quanto ha riferito il vice ministro degli Esteri polacco, Pawel Jablonski, Varsavia vuole correggere quanto è stato detto sul testo approvato dalla Camera bassa del Parlamento. L'inviata israeliana "è stata convocata" e "le spiegheremo in modo decisivo e basato sui fatti di cosa si tratta", ha detto Jablonski alla tv di Stato TVP, riferendosi all'incontro di lunedì.

Giovedì l'ambasciata israeliana a Varsavia, dopo l'approvazione del testo alla Camera bassa, aveva pubblicato un tweet in cui definiva la legge "immorale", aggiungendo che "avrà un impatto grave sulle relazioni fra i nostri Paesi" e "eviterà a tutti gli effetti la restituzione di beni ebrei o le richieste di risarcimenti di sopravvissuti dell'Olocausto e loro discendenti, come pure della comunità ebraica che ha chiamato la Polonia casa per secoli". "È sbalorditivo", aveva concluso l'ambasciata israeliana in Polonia.

La norma della discordia prevede la possibilità di punire, con una sanzione che da una multa può arrivare anche al carcere fino a tre anni, coloro che "pubblicamente e contro i fatti attribuiscono alla nazione polacca o allo stato polacco la responsabilità o la corresponsabilità di crimini compiuti dal Terzo Reich tedesco oppure i crimini contro l'umanità, contro la pace nonché altri crimini durante la guerra". L'emendamento prevede, tra l'altro, la possibilità di portare di fronte al tribunale anche chi usi la formulazione "campi polacchi della morte", riferendosi ad esempio ad Auschwitz.

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