MONDO
La mannaia dell'intolleranza religiosa, i precedenti
Parigi, strage Charlie Hebdo: da Rushdie a Theo van Gogh, tutte le vittime dei fanatici
Questa mattina a Parigi l'attacco terroristico contro la redazione del giornale satirico in cui sono morte 12 persone. Nel 2004 l'assassinio ad Amsterdam di Theo van Gogh, il regista olandese che diresse un cortometraggio in cui comparivano dei versi di un capitolo del Corano scritti sulla schiena della protagonista. Nel 2005 il caso delle caricature di Maometto pubblicate sul quotidiano danese Jyllands-Posten

L'assassinio di Theo van Gogh
La mannaia dell'intolleranza religiosa si abbatté violentemente su Theo van Gogh, il regista olandese assassinato ad Amsterdam il 2 novembre del 2004. Contro l'autore di 'Submission', un cortometraggio nel quale tra l'altro compaiono dei versi di una sura del Corano scritti sulla schiena della protagonista, era stata lanciata una fatwa. L'assassino, Mohammed Bouyeri, in possesso della doppia cittadinanza olandese e marocchina, intercettò van Gogh nel centro di Amsterdam, esplodendo contro di lui otto colpi di pistola. Bouyeri tagliò anche la gola del regista e gli piantò nella pancia due coltelli, in uno dei quali era conficcato un documento contenente minacce ai governi occidentali, agli ebrei e ad Ayaan Hirsi Ali, deputata di origini somale ed autrice del film insieme a van Gogh. Da allora la donna si è rifugiata negli Stati Uniti. Il film fu ritirato e anche il produttore, Gijs van Vesterlaken, subì gravi minacce. Bouyeri nel corso del processo che lo condannò all'ergastolo dichiarò di non essere affatto pentito del suo gesto.
Le caricature di Maometto
L'anno successivo, il 2005, esplose il caso delle caricature di Maometto pubblicate sul quotidiano danese Jyllands-Posten (e successivamente sul giornale norvegese Magazinet). In una delle vignette, il profeta dell'Islam era raffigurato con una bomba al posto del turbante. Ne seguirono una serie di proteste ufficiali e di violente manifestazioni di piazza in molti Paesi del vasto universo arabo ed islamico, dall'Africa, al Medio oriente, all'Afghanistan, all'Indonesia. Tra le reazioni più violente, quelle che in Nigeria provocarono circa 130 morti.
Il premier norvegese Anders Fogh Rasmussen all'inizio del 2006 raggiunse un accordo con la Lega Araba per la distribuzione di una lettera che era sostanzialmente di scuse e che, pur difendendo il principio della libertà di espressione, stigmatizzava la "demonizzazione" di alcuni gruppi in base all'appartenenza religiosa ed etnica. Il 30 gennaio giunsero le scuse anche del direttore del Jyllands-Posten. L'8 febbraio, una provocazione dell'allora ministro leghista Roberto Calderoli legata alle vignette incriminate, portò ad una violenta protesta in Libia e ad un attacco al consolato italiano di Bengasi, nel quale morirono 11 manifestanti. Sempre nel 2006, numerosi quotidiani europei, anche italiani, e vari giornali, tra cui il settimanale satirico francese Charlie Hebdo pubblicarono tutte o alcune delle vignette, a difesa della libertà di espressione e di stampa.
Kurt Westergaard, il disegnatore danese autore della vignetta più controversa, quella che raffigurava Maometto con una bomba al posto del turbante, ha ricevuto numerose minacce di morte e subito vari tentativi di assassinio. Dai giorni della pubblicazione delle vignette vive sotto costante protezione della polizia. Oggi, infine, il drammatico attacco alla redazione di Charlie Hebdo, con il suo bilancio ancora parziale di 12 morti. La matrice non è ancora chiara, anche se alcune ricostruzioni indicano che gli assalitori avrebbero urlato "Allah Akbar!" e "Abbiamo vendicato il profeta Maometto!".