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ITALIA

Audizione in Commissione regionale antimafia

Strage via d'Amelio. Contrada: "Con Borsellino rapporti professionali"

L'ex dirigente del Sisde sentito dalla Commissione regionale antimafia che indaga sul depistaggio sulla strage di via D'Amelio

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"Rimasi particolarmente colpito dalla morte di Paolo Borsellino. Non ho mai detto di essere suo amico, ma ho detto che tra me e lui c'erano ottimi rapporti professionali. Lui da giudice istruttore e io da funzionario di polizia giudiziaria".  L'ex dirigente della squadra mobile di Palermo Bruno Contrada - 90 anni tra tre mesi - riferisce davanti alla Commissione regionale antimafia che indaga sui depistaggi nelle indagini sulla strage di via D’Amelio.

"Sono stato e mi sento tutt'ora un dirigente generale della polizia di stato" - ha detto prima di rispondere alle domande della Commissione siciliana. "Sono entrato in polizia - ha continuato - oltre 60 anni fa vincendo un concorso da vicecommissario di pubblica sicurezza e percorrendo tutta la carriera con dieci gradi. Non sono né un funzionario dei servizi segreti, né uno 007, né una spia. Sono stato un funzionario di polizia che negli ultimi dieci anni di carriera è stato aggregato ai servizi di sicurezza".  

Racconta che il giorno dopo la strage di via D'Amelio, l'allora Procuratore di Caltanissetta, Gianni Tinebra, che coordinava l'inchiesta, si rivolse a lui - allora era dirigente dei servizi segreti - per chiedergli un aiuto.

"Mi chiamò il genero del Capo della Polizia di allora, Vincenzo Parisi e mi disse che mi sarei dovuto presentare al Procuratore di Caltanissetta Gianni Tinebra. Io non lo conoscevo e non sapevo neppure come si chiamasse. E il genero di Parisi, il dottor Sergio Costa, mi disse che se volevo mi avrebbe accompagnato lui. Quindi la sera del 20 luglio, intorno alle 20, andai al Palazzo di giustizia ed ebbi questo incontro con il dottor Tinebra...".

Contrada ha anche raccontato di avere passato la giornata dell'attentato in barca con amici fino al momento della strage (nel pomeriggio alle 17). "Domenica 19 luglio del 1992 mi trovavo a Palermo nonostante la mia sede di servizio fosse a Roma. Ero in città perché avevo preso 15 giorni di congedo ordinario. Non ero a Palermo né per servizio né per altri motivi avendo lasciato io la mia famiglia a Palermo quando nel 1985 fui trasferito a Roma". 

L'incontro con Tinebra
"All'incontro eravamo soli, io e Tinebra, che conobbi in quella occasione", dice Contrada. "Mi disse: 'Mi trovo in grosse difficoltà, perché io di mafia palermitana sono all'oscuro e non so niente. In questi pochi giorni che sono stato a Caltanissetta mi sono  reso conto che si sta organizzando la Dia, ma sono persone che non credo abbiano competenza ed esperienza di mafia' e mi chiese se ero disposto a dargli una mano". "Io gli dissi, sotto l'impulso dei miei sentimenti per la morte degli agenti 'Signor Procuratore, io sono a disposizione ma io non posso svolgere indagini perché non sono più funzionario di polizia giudiziario, sono nei servizi", continua Contrada rispondendo alle domande del  Presidente Claudio Fava. 

"Gli dissi che non avevo più alcuna competenza sulla Sicilia, ma come Sisde avevo competenza su Roma e il Lazio - dice ancora - e che un mio eventuale intervento a livello informativo doveva essere svolto in piena intesa con gli organi di polizia giudiziaria. Non volevo che il mio intervento potesse intralciare le indagini della Pg, ecco perché poi ebbi contatti con il capo della Mobile Arnaldo La Barbera, lo invitai a venire nei locali del Sisde e telefonai al generale Antonio Subranni, che era il comandante del Ros che conoscevo benissimo. Eravamo anche amici, e mi disse che della strage si stava occupando il maggiore Obinu del Ros e lo invitai a venire al centro Sisde per riferirgli il mio contatto con il Procuratore della Repubblica". "Con Arnaldo La Barbera ci fu un solo incontro. E da quell'incontro capii che questo intervento del Sisde in un settore che lui riteneva di sua esclusiva competenza non gli  andasse troppo per il verso giusto. E' stata una mia impressione".

"Dopo l'incontro del 20 luglio con il procuratore della repubblica di Caltanissetta, Tinebra, ho avuto un nuovo incontro con lo stesso il 24 dello stesso mese". ha detto Bruno Contrada, rispondendo alle domande della Commissione regionale Antimafia.  "Dissi al Procuratore della Repubblica - ha aggiunto - che in aderenza ai nostri compiti potevamo svolgere un ruolo informativo. Dissi che allo Stato era utile attingere quante più possibili informazioni sui gruppi di mafia che avevano avuto una parte in queste azioni come la strage Falcone  e quella Borsellino ed espressi quella che è stata una mia opinione personale dal 1970: ovvero che laddove a Palermo accadevano fatti criminali o in provincia di Palermo legati all'uso di esplosivi, era implicata la famiglia Madonia".

 
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