CULTURA
Il testo integrale dell'appello alle istituzioni
Roma, Museo Shoah. Terracina: "Vorrei fosse inaugurato per i 70 anni della liberazione di Auschwitz"
La lettera inviata da Piero Terracina per chiedere al sindaco di Roma e al presidente del Lazio di trovare una strada che consenta di inaugurare il Museo della Shoah per i 70 anni dall'apertura dei cancelli di Auschwitz

Vi scrivo questa lettera perché so di poter contare sulla Vostra attenzione e sulla Vostra sensibilità e voglio iniziare ringraziandoVi per quanto avete fatto sinora e per quanto progettate di fare in difesa di una memoria che è fondamentale per l'avvenire dei nostri giovani, per lo sviluppo della nostra democrazia, per il futuro della stessa Europa.
La Shoah, la sua conoscenza, il meditare su ciò che è stato, rappresentano una delle più forti radici comuni di noi cittadini europei e uno dei più importanti momenti formativi per le nuove generazioni. Ogni anno oltre un milione e mezzo di ragazzi europei, i quali a loro volta rappresentano migliaia di istituti e scuole, visitano Auschwitz e imparano tra quei fili spinati quanto sia importante difendere i diritti dell'uomo, la dignità della persona, il riconoscimento dell'altro come un fratello.
Il prossimo 27 gennaio 2015 sarà il 70º anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Come sapete, settanta anni fa io ero là, dietro quell'infame cancello Arbeit Macht Frei, assieme a Primo Levi e ad un pugno di sopravvissuti disperati, affamati, ammalati. Ero là, tra fili spinati e neve ghiacciata e ho visto tutto. Ricordo perfettamente l'arrivo dei soldati russi, ricordo il cameraman che girava le inquadrature per il film documentario che oggi viene proiettato in tutte le scuole. Voleva, quel cameraman, che uscissimo dal nostro blocco per partecipare alle scene di liberazione con manifestazioni di gioia. Ma Voi sapete, perché l'ho raccontato tante volte, che nella realtà non ci fu alcuna manifestazione di giubilo al momento della liberazione e sapete che proprio per questo io mi sono rifiutato di partecipare a quel filmato. Eravamo, io, Primo Levi e gli altri, molto sofferenti, non sapevamo se saremmo sopravvissuti. Eravamo preoccupati per il nostro futuro e pendeva sempre sul nostro capo l'ultima beffarda minaccia lanciata dalle Ss: "morirete, ma anche se vi ritroverete tra i sopravvissuti nessuno vi crederà".
Avevano già impostato, i nazisti, un piano negazionista per nascondere l'orrore da loro creato nel cuore dell'Europa, per nascondere l'esperimento che aveva fatto di tutti noi delle non persone prive di ogni dignità, da uccidere col gas come gli insetti e da bruciare per negare dignità anche alla nostra morte. Rispondendo alla voce di mio padre che nel carcere di Regina Coeli ci diceva "ragazzi non perdete mai la dignità", io vado parlando di questa dignità, della mia storia, della mia famiglia, di Auschwitz, della Shoah, in tutte le scuole e in tutte le assemblee che mi chiamano. Ne ho fatto una missione di vita proprio perché ho visto rinascere nell'attuale negazionismo quella minaccia lanciata dalle Ss: nessuno vi crederà.
Ma ora sono passati settanta anni, molti di noi ex deportati se ne sono andati, grandi testimoni come Shlomo Venezia e come Ida Marcheria con i quali ho condiviso l'orrore del lager, lunghi anni di amicizia e tante, tante occasioni di incontro con i ragazzi. Ora io continuo, con le forze che mi restano, a rispondere a tutte le richieste di testimonianza che mi arrivano, ma sono ben cosciente che devo dedicare parte delle mie energie a garantire un futuro alla memoria.
Il progetto di un Museo della Shoah a Roma mi ha entusiasmato ed ho accettato di far parte nel Comitato Scientifico perché vedevo nella sua nascita quel futuro della memoria in cui credo. Ora siamo ad una svolta e non voglio assolutamente polemizzare sugli anni trascorsi da quando è nato il progetto. Roma è una grande capitale europea e mondiale. Per la sua storia è un punto di riferimento a cui tutte le altre nazioni guardano. La Comunità Ebraica romana è la più antica del mondo e persino Giulio Cesare riconosceva le sue feste. Sono i miei, i nostri, antenati.
Non credo di dover usare altre parole per convincere il Sindaco di Roma e il Presidente della Regione Lazio dell'importanza, non solo simbolica, che avrà il museo della Shoah di Roma. Tutto il mondo ci guarda e l'occasione del 70º anniversario della liberazione di Auschwitz non può essere sprecata e andare perduta. Dobbiamo mandare un segnale, in questa occasione, a tutta l'Europa e a tutto il mondo. Un segnale che sarà rappresentativo anche delle nuove forti volontà di un'Italia che troppe volte si ritrova agli ultimi posti di tante classifiche.
Caro Presidente e Caro Sindaco, questo segnale è l'inaugurazione del Museo della Shoah di Roma in occasione proprio del 70º anniversario. So che si può fare ed è una mia idea che vado ripetendo da tempo: basta cercare un'altra sede, che abbia una struttura già pronta e che richieda solo pochi lavori di allestimento. Sì, il Museo della Shoah può partire e all'inaugurazione posso esserci io e con me gli altri ex deportati che ancora sono impegnati sul fronte della testimonianza e della memoria.
Sono certo che, poi, una volta partito il Museo crescerà, in mano alle nuove generazioni, svilupperà conoscenze e dibattiti, raccoglierà documenti ed elaborerà nuove e moderne forme di comunicazione. Bisogna solo crederci e farlo partire. Sono certo che dentro Roma Voi potete trovare subito la soluzione e di questo sin d'ora Vi ringrazio, non solo a nome mio ma soprattutto a nome di tutti i sommersi, di coloro che non si sono salvati, tra cui tutti i miei familiari, la cui memoria e la cui dignità continueranno a vivere in questo progetto.
Affettuosamente Vi abbraccio e mi rimetto alle Vostre decisioni.
f.to Piero Terracina, Roma, 21 luglio