SALUTE
Oltre 3.000 quelli effettuati ma più di 8.000 persone sono in lista d'attesa
Trapianti: un samaritano non risolve il problema della carenza di donazioni in Italia
In Italia sono ancora migliaia le persone in attesa di un organo. Non è sufficientemente diffusa la cultura della donazione. Anzi spesso, i familiari dei potenziali donatori negano il consenso agli espianti.

Il trapianto da vivente si fa da sempre, in Italia: ma tra consanguinei, un padre che dona un rene al figlio. Questo perchè resta vietato, come per tutte le donazioni, ogni tipo di mercimonio, il donatore può solo vedersi rimborsate le spese sostenute per la preparazione all'espianto, i giorni di lavoro persi, la degenza ospedaliera, la riabilitazione. Mai il pagamento dell'organo.
La generosa decisione della donna pavese ha messo in moto il "cross-over", una catena di solidarietà: il parente che avrebbe dovuto donare al malato che invece ha ricevuto il suo rene ha deciso di fare comunque la donazione in favore di un altro sconosciuto, e così via per 5 volte.
Ma questo atto di altruismo non placa la fame di trapianti (e di donatori) che c'è in Italia: lo scorso anno ne sono stati effettuati 3.037 (la maggior parte reni e fegato) ma 8.758 restano in lista d'attesa, aspettando un organo. Tre quarti, più di seimila, proprio per un trapianto di rene. Il fatto è che ancora non è strutturata in modo uniforme in tutte le Regioni la rete che si dovrebbe mettere in moto quando, per un incidente o malattia, viene dichiarata la morte cerebrale, lo stato fisico che permetterebbe l'espianto di organi. Questo, naturalmente, avviene poi solo se c'è una dichiarazione scritta del soggetto, o se lo permette la sua famiglia.
È la Basilicata la regione col più alto numero di opposizioni alla donazione, il 63,6%. Segue la val d'Aosta, col 50%, e poi la Sicilia, la Campania, la Calabria. Ecco spiegate le liste d'attesa.