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MONDO

Istanbul e l'Europa

Turchia, schiaffo di Erdogan a Ue: non cambio la legge sul terrorismo

Erdogan
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La Turchia non modificherà la propria legge sul terrorismo nonostante questa modifica sia richiesta tra le condizioni per il trattato sui visti con l'Unione europea. "Andiamo avanti per la nostra strada", ha detto il capo dello Stato, Recep Tayyp Erdogan, che ieri aveva silurato il premier Ahmet Davutoglu. 

"Ci chiedono di cambiare la legge sul terrorismo, ma si dimenticano che siamo sotto attacco da quattro fronti," ha aggiunto Erdogan, che ha poi chiesto retoricamente all'Europa perché abbia permesso ai curdi siriani del Pyd di montare un gazebo, a marzo scorso, di fronte al Parlamento europeo: "Permettono a terroristi di fare propaganda e pretendono di farlo in nome della democrazia? Poi ci chiedono di cambiare le leggi contro il terrorismo, su questo non ci siamo capiti e forse è bene che ognuno vada per la propria strada".

All'indomani della cacciata di Ahmet Davutoglu dalla guida del governo sembra, dunque, di essere di fronte a una battuta di arresto nei rapporti tra Ankara e Bruxelles. Il ministro per i rapporti con l'Ue Volkan Bozkir prepara l'importantissima trasferta della prossima settimana, quando si recherà a Strasburgo e Bruxelles, dove troverà un'Europa spiazzata dagli ultimi passaggi politici del Bosforo.

Hansjorg Haber, capo della diplomazia Ue ad Ankara, ha definito oggi "ottima" la collaborazione tra Turchia ed Europa durante il mandato di Davutoglu, augurandosi che le parti "continuino a collaborare come previsto dall'accordo". "E' troppo presto per dire se ci saranno conseguenze e di che tipo, i prossimi passi da compiere saranno discussi con le autorità turche" aveva dichiarato ieri l'AltoRappresentante per la politica estera dell'Ue, Federica Mogherini. Parole che denotano cautela: da un lato non è un mistero che a Bruxelles Davutoglu sia da sempre considerato una controparte più diplomatica e moderata rispetto a Erdogan.

Lo scorso 4 maggio la Commissione europea aveva invitato i Paesi membri a eliminare i visti per i cittadini turchi che vogliano recarsi nell'area Schengen. Un risultato che assumerebbe nel Paese un enorme peso politico, e che lo stesso Davutoglu ha spesso indicato come la principale contropartita dell'accordo che prevede il respingimento dei migranti in Turchia dalle isole greche. Ankara punta all'eliminazione dei visti già a partire dalla fine del prossimo giugno, circostanza alla quale è legato l'accordo sui respingimenti, dalla cui entrata in vigore gli sbarchi sulle isole greche sono diminuiti in maniera esponenziale.

L'eliminazione dei visti dipende ora dagli stati membri e dal Parlamento europeo, mentre ad Ankara, dove attendono l'ultima tranche dei primi 3 miliardi di euro previsti dall'accordo, minacciano di sospendere controlli e respingimenti. L'Europa ha bisogno della Turchia nella gestione della crisi rifugiati, la Turchia attende un segnale concreto che la riavvicini all'Europa e che le dia un punto di riferimento nella gestione delle crisi regionali e delle relazioni con la Russia. Ankara deve ora dimostrare che con l'uscita di scena di Davutoglu non è cambiato nulla.

Va considerata in quest'ottica la missione del ministro Bozkir della prossima settimana, durante la quale avverrà la discussione sui 5 punti sollevati dalla Commissione nell'analisi dell'armonizzazione della Turchia ai 72 criteri richiesti dall'Europa per il rispetto dell'accordo. Il punto critico è sicuramente la definizione di "terrorismo" nella legislazione turca, ed emendamenti da apportare alla legge antiterrorismo; mentre nella giornata di ieri il Parlamento ha approvato la normative sulla cooperazione internazionale in materia penale e giudiziaria, così come richiesto dai Ventotto.
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