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La scheda
Ue-Italia: la partita sulla flessibilità, ecco gli scenari possibili

Nel dettaglio, la richiesta avanzata da Roma prevede uno 0,5% del Pil (circa 8 miliardi) per la clausola per le riforme, uno 0,4% per la clausola investimenti (circa 6,4 miliardi) e uno 0,2% (circa 3,3 miliardi) appellandosi alla clausola eventi eccezionali. Di questi, al momento, formalmente la Ue ha riconosciuto all'Italia soltanto un primo 0,4% per le riforme e si attende il verdetto sulla parte mancante. Tuttavia, l'esecutivo Renzi, sulla base di rassicurazioni ricevute, ha già dato per scontato il via libera anche al restante 0,1% per le riforme e allo 0,4% per gli investimenti.
Resta comunque in bilico la partita sugli eventi eccezionali in un primo momento richiesta da Renzi per far fronte all'emergenza immigrazione ma poi, dopo i tragici fatti di Parigi, già impegnata nella legge di stabilità per finanziare il pacchetto sicurezza-cultura senza attendere il verdetto della Ue previsto in primavera.
In sostanza, l'Italia ha già aumentato il deficit di quest'anno dal 2,2 al 2,4%. A questo punto sono diversi gli scenari che potrebbero aprirsi in caso di stop da parte di Bruxelles. Se L'Europa dirà di no allo 0,2% di flessibilità per gli eventi eccezionali, Roma potrebbe essere costretta a fare una mini-manovra correttiva per il 2016 per riportare il disavanzo dal 2,4 al 2,2 per cento. Si tratterebbe comunque di una correzione non drammatica pari a circa 3,3 miliardi. E' possibile anche che l'Europa chieda la correzione direttamente sul 2017 e a quel punto per quest'anno non cambierebbero i saldi.
Da non escludere, soprattutto alla luce dello scontro fra la Commissione Ue e il premier Matteo Renzi, anche lo scenario più drastico, ossia quello che il presidente del Consiglio decida di andare avanti per la sua strada e optare per una procedura di infrazione per deficit eccessivo per evitare di fare dietrofront su sicurezza e cultura o correggere altre scelte già fatte.
Difficile prevedere, quindi, cosa succederà nei prossimi mesi. Anche perchè la partita non è soltanto tecnica ma è soprattutto politica. Al momento, il prossimo passo sarà l'aggiornamento delle stime macroeconomiche che la Ue fornirà a febbraio dal quale si potrebbe iniziare a capire l'orientamento dell'Europa in attesa del verdetto di aprile.