EUROPA
Bruxelles
Ue contro l'Italia: "Non coopera sulla lotta alla criminalità"
È partito il deferimento alla Corte di Giustizia

Tali norme, ricorda la Commissione, "sono uno strumento fondamentale nella lotta al terrorismo e alla criminalità", e "consentono di scambiarsi rapidamente informazioni su DNA, impronte digitali e dati nazionali di immatricolazione dei veicoli, permettendo alle autorità di identificare i sospetti e di stabilire collegamenti tra i casi penali in tutta l'Unione".
Gli Stati membri dovevano attuare pienamente le norme entro agosto 2011. La Commissione ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, inviando una lettera di costituzione in mora, seguita nel 2017 da un parere motivato, ed esortando l'Italia a rispettare pienamente gli obblighi giuridici.
Dopo ripetute indagini sui progressi compiuti dall'Italia nell'adempimento dei suoi obblighi, "si constata che a tutt'oggi l'Italia ancora non consente agli altri Stati membri di accedere ai propri dati relativi al DNA, alle impronte digitali e all'immatricolazione dei veicoli".
Infrazione su diritto a un difensore
La Commissione europea ha inoltre aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia e altri 5 Paesi per la mancata piena attuazione della direttiva sul diritto di avvalersi di un difensore. La direttiva stabilisce norme minime relative al diritto degli indagati di avvalersi di un difensore nel procedimento penale e nel procedimento di esecuzione del mandato d'arresto europeo. Stabilisce inoltre che gli indagati hanno diritto di informare un terzo al momento della privazione della libertà personale e di comunicare con terzi e con le autorità consolari durante la privazione della libertà personale. La Commissione ha analizzato il modo in cui i 6 Stati membri hanno recepito la direttiva nelle rispettive legislazioni nazionali e ha individuato alcune lacune in materia di diritti dei minori. I 6 Stati membri (Austria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania e Svezia) dispongono ora di 2 mesi per formulare risposte e chiarimenti, in assenza dei quali la Commissione può decidere di inviare loro un parere motivato.
Infrazione su lavoratori distaccati
La Commissione Ue ha anche avviato una procedura di infrazione contro l'Italia e altri 23 Stati membri per il mancato allineamento di varie disposizioni nazionali alla direttiva sul distacco dei lavoratori, che punta a semplificare le procedure e la cooperazione amministrativa tra gli Stati, proteggendo i lavoratori. In particolare la direttiva definisce gli obblighi amministrativi e le misure di controllo che gli Stati membri possono imporre per vigilare sul rispetto delle norme in materia di distacco dei lavoratori; difende i diritti dei lavoratori distaccati e li protegge da ritorsioni (vale a dire da un trattamento sfavorevole da parte del datore di lavoro qualora il lavoratore che ritiene che i suoi diritti non siano rispettati decida di intraprendere azioni legali o amministrative nei confronti del datore di lavoro); garantisce la tutela dei diritti dei lavoratori distaccati in situazioni di subcontratto. La Commissione vuole "intende garantire che le norme in vigore facciano sì che il distacco dei lavoratori continui ad esistere nel mercato unico senza inutili ostacoli per i datori di lavoro, tutelando nel contempo i diritti dei lavoratori distaccati", scrive Bruxelles. Per adottare le misure necessarie gli Stati membri interessati dispongono ora di 2 mesi, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare pareri motivati.