Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Vaccino-anti-Aids-Brevetto-privato-con-soldi-pubblici-Commissione-Sanita-a-Lorenzin-Chiarisca-2f5099eb-3a0c-45ff-80fe-e352deb53572.html | rainews/live/ | true
SALUTE

Inchiesta 'Altreconomia'

Vaccino anti-Aids. Soldi pubblici, brevetto privato? Bufera sull'Iss "Lorenzin chiarisca"

Sedici anni di sperimentazione e 49 milioni di euro di soldi pubblici. Ma dei risultati della ricerca, sostiene il mensile, potrebbe beneficiarne un ente privato. La Commissione sanità del Senato presenta un'interrogazione al ministro Lorenzin

Condividi
Roma Dopo 16 anni di sperimentazione e 49 milioni di soldi pubblici spesi è ancora nulla di fatto per il vaccino contro l'Aids dell'Istituto Superiore di Sanità.

Da un'inchiesta del mensile 'Altreconomia' emerge che "una parte rilevante dei brevetti" relativi al prodotto in sviluppo "è stato ceduto alla Vaxxit Srl, con un capitale sociale pari a 10 mila euro per il 70% appartenente a Barbara Ensoli", direttore del Centro nazionale Aids dell'Istituto Superiore di Sanità e 'mamma' del vaccino sperimentale, preventivo e terapeutico, contro l'Hiv.

Inammissibile per Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato che ha presentato un'interrogazione al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. "Dobbiamo stabilire la veridicità in tempi rapidissimi dei contenuti dell'inchiesta, se questa notizia corrispondesse al vero urgerebbe fare chiarezza non soltanto perché ci sono di mezzo questioni delicate di mercato, ma soprattutto perché è in gioco la salute della persona e del cittadino".

Anche Rosaria Iardino, presidente Donne in rete Onlus, vuole chiarezza. "Sono stati spesi quasi 50 milioni di euro di soldi pubblici per il vaccino. A breve invierò una lettera alle istituzioni per richiedere chiarezza su questa notizia, perché se i soldi spesi sono pubblici, il brevetto appartiene all'Iss".

Nell'eventualità della verifica di una simile notizia, "assisteremmo a un conflitto di interessi imbarazzante", evidenzia Iardino: "Il ricercatore italiano, pagato dall'Iss, finanziato con i soldi pubblici, apre una sua società che ne detiene la gran parte dei diritti. Per una questione di rispetto istituzionale nei confronti dell'Iss, negli ultimi due anni non abbiamo fatto trapelare le nostre perplessità su modalità e risultati di questa ricerca. Nella speranza che ci sia stata qualche incomprensione da parte dei giornalisti - conclude - rimaniamo in attesa di dettagli prima di chiedere un supplemento di indagini a chi di dovere".
Condividi