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MONDO

Venezuela, il procuratore di Caracas: vietare a Guaidò di lasciare il Paese, congelare i suoi conti

L'autoproclamato presidente ad interim tira però dritto e torna a chiedere nuove elezioni. Si alza la tensione tra Usa e Russia

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Si alza la tensione tra Usa e Russia sul Venezuela, mentre il procuratore generale di Caracas chiede al Tribunale supremo di vietare a Juan Guaidò di uscire dal Paese e di congelare i suoi conti correnti. Ma l'autoproclamato presidente ad interim tira dritto e torna a chiedere nuove elezioni perché, denuncia, "i venezuelani vivono in una dittatura" e le uniche risposte che Nicolas Maduro da' al suo popolo sono "le minacce, la repressione e la persecuzione".

Gli Usa vogliono stringere Maduro in una tenaglia, mentre l'Onu conferma 40 morti e 850 arresti solo nell'ultima settimana: da una parte Washington cerca di asfissiare l'economia di un Paese gia' ridotto allo stremo, dall'altra accoglie emissari di Guaido' impegnati in "un giro di riunioni per arrivare alla transizione e concede all'autoproclamato presidente l'accesso esclusivo ai conti aperti da Caracas negli Stati Uniti.

Intanto, un biglietto con la scritta "5 mila soldati in Colombia", fotografato tra le mani del consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, potrebbe aver svelato possibili piani militari che il segretario ad interim del Pentagono, Patrick Shanahan, non ha smentito: si e' limitato a dire di non averne discusso. Un portavoce della Casa Bianca, interpellato sulla misteriosa scritta in bella vista, si e' limitato a ribadire quanto gia' affermato da Bolton, ovvero che per il Venezuela "tutte le opzioni sono sul tavolo". Una smentita e' arrivata invece da Bogotà. "La portata e la ragione del riferimento di quella annotazione alla Colombia sono sconosciute", ha detto il ministro degli Esteri, Carlos Holmes Trujillo. Si muove anche il premier spagnolo, Pedro Sanchez, che a Santo Domingo per il Congresso dell'Internazionale socialista ha programmato incontri con l'opposizione.

La Russia continua a difendere Maduro a spada tratta e a lanciare pesanti accuse agli Usa: il Cremlino ha definito "illegali" le sanzioni contro la compagnia petrolifera venezuelana, Pdvsae, e ha ha accusato Washington di volere un colpo di Stato. La Cina, di solito molto cauta, ha messo in guardia da "interferenze straniere" che rendono "solo la situazione più complicata".

Colpire la Pdvsae è una svolta nella politica americana delle sanzioni al Venezuela, finora indirizzate solo verso Maduro e i suoi accoliti. Gli Usa, primo acquirente del greggio venezuelano, hanno congelato i fondi della Pdvsae negli Stati Uniti, l'equivalente di circa 6 miliardi di euro, e stimano una perdita di 11 miliardi di dollari per l'anno prossimo. Maduro ha reagito definendo le sanzioni "illegali, unilaterali, immorali e criminali" e ha promesso non ben specificate "azioni legali" contro gli Stati Uniti.

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