ITALIA
Parte maxi-consulenza
Tragedia Mottarone. Cavo spezzato: fra le ipotesi l'uso smodato dei 'forchettoni'

Con la rimozione della cabina dal luogo del disastro e dopo un vertice in procura, partita maxiconsulenza che servirà a chiarire la dinamica della tragedia. Attesi nell' inchiesta nuovi indagati.
L'impiego massiccio dei cosiddetti 'forchettoni' durante la corsa della funivia del Mottarone potrebbe avere scaricato una tensione eccessiva sulla fune e, quindi, la rottura all'altezza dell'attacco del carrello.
Intanto il piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla strage, ha lasciato la rianimazione.
I video
Nei video girati dal 2014 al 2018 da uno svizzero, Michael Meier, il quale ha inviato il materiale all'emittente tv tedesca ZDF, dopo l'incidente sono visibili i cosiddetti "forchettoni", che bloccano i freni di emergenza, spiega la tv in un comunicato. Per interessi di tipo tecnico, si legge nella nota, filmò la funivia del Mottarone tre volte: nel 2014, nel 2016 e nel 2018. Le registrazioni sono state inviate alla procura di Verbania. Dopo l'incidente accaduto nella domenica di Pentecoste, Maier ha riguardato il materiale dell'epoca: "Mi sono accorto che anche in queste immagini questi forchettoni già si vedono. Già nel 2014 questi forchettoni erano usati con persone a bordo della cabina", ha affermato alla ZDF.
L'acquisizione di filmati amatoriali, girati dal videomaker svizzero apre una prospettiva visuale diversa sui tragici eventi del 23 maggio scorso. Finora si pensava che il campo dell'indagine fosse circoscritto in un mese. Ora invece, qualora dai filmati emergesse davvero quella che appare essere una novità importante, diventerebbe indispensabile ricostruire il più possibile la storia degli ultimi sette anni della funivia del Mottarone.
Dagli ambienti investigativi, subito qualcuno ha riportato all'attenzione la singolare coincidenza delle date: il filmato del videoamatore svizzero è del 2014, l'anno in cui la funivia fu chiusa per un radicale intervento di ristrutturazione durato fino all'agosto 2016. Sarà certamente questo uno degli aspetti più importanti del lavoro dei magistrati nei prossimi giorni.
Parte maxi-consulenza
Intanto, dominano la scena soprattutto le questioni tecniche che ruotano intorno alle ragioni che hanno determinato la rottura della fune traente.
L'impiego massiccio dei cosiddetti 'forchettoni' durante la corsa della funivia del Mottarone potrebbe avere scaricato una tensione eccessiva sulla fune e, quindi, la rottura all'altezza dell'attacco del carrello. E' una delle numerose ipotesi al vaglio dei consulenti della procura di Verbania che devono fare luce sulle cause dell'incidente. Gli accertamenti tecnici sono piuttosto laboriosi e richiederanno, fra l'altro, un accesso all'interno della cabina, che è ancora sul posto e che potrà essere rimossa solo con una serie di accorgimenti. Lunedì è prevista una seconda ispezione.
Ieri investigatori e inquirenti hanno avuto un lungo incontro con Giorgio Chiandussi, l'ingegnere del Politecnico di Torino incaricato come consulente tecnico della procura. Sulla base degli elementi raccolti da Chiandussi, la procura dovrà formulare il quesito tecnico, cioè la domanda che verrà posta alla base dei cosiddetti accertamenti irripetibili - quindi con avvisi di garanzia a tutti gli interessati che potranno nominare dei consulenti - sul relitto della cabina e sugli altri elementi disponibili.
Il primo atto tra gli accertamenti irripetibili sarà la rimozione della cabina, un'operazione molto delicata per la cui programmazione sarà necessario un altro sopralluogo in vetta, che si terrà probabilmente il prossimo lunedì.
Intanto, il legale di Tadini, l'avvocato Marcello Perillo di Lecco, ha già nominato due consulenti, Riccardo Falco, fisico cinematico, e Andrea Gruttadauria, esperto di ingegneria dei metalli.