ITALIA
Napoli
Vesuvio, esperti rilanciano l'allarme: "Rischio catastrofe"
Dopo i danni di Genova, preoccupa anche una possibile eruzione del vulcano. Per anni non si è impedito l'espansione dei centri abitati in zone a rischio

Il magma su Napoli
"Non esistono piani di emergenza nei Comuni. Non esiste una organizzazione reale che sia in grado di portar via la gente in caso di eruzione - ha spiegato Mastrolorenzo - Ad oggi non ci sarebbe la possibilità di mettere in salvo tre milioni di persone. Esiste un'unica camera magmatica che unisce Vesuvio e Campi Flegrei. Un magma capace di produrre eruzioni di grande portata in tempi brevi e che si svilupperebbero per decine di chilometri. Nel caso dei Campi Flegrei finirebbero, per via dei venti che spirano in direzione occidentale, direttamente sulla città di Napoli. Che non è nemmeno in "zona rossa". Le conseguenze sarebbero terribili".
Lo sviluppo urbanistico
"L'ignoranza su queste problematiche da noi è consolidata - ha aggiunto Aldo Loris Rossi -. Architetti, ingegneri e territorialisti ignorano cosa sia il rischio vulcanico. Eppure la densità abitativa dell'area vesuviana è scesa dai 16mila abitanti per chilometro quadrato di dodici anni fa agli 11 mila di oggi. La gente è preoccupata, va via". Di contro, spiega ancora Loris Rossi, "le istituzioni ipotizzano uno sviluppo urbanistico enorme, nell'area occidentale. È una follia. Si propongono sciocchezze e bufale". Due gli esempi paradigmatici secondo gli esperti: la costruzione dell'Ospedale del Mare, nell'area orientale di Napoli (praticamente al limite della 'zona rossà) e l'ampliamento del Tribunale di Torre Annunziata, in piena zona rossa, praticamente ai piedi del vulcano.
"Pensassero a realizzare strade radiali visto che le arterie del Vesuviano, strette e affollate, si trasformerebbero in una trappola mortale" ribadisce l'urbanista. Mastrolorenzo ha quindi concluso: "Gran parte dei disastri nasce dalla sottovalutazione, non sempre dolosa. Gli organi competenti e di governo fanno le loro scelte ma poi si dovranno assumere le loro responsabilità". Affermazioni che, inevitabilmente, sono suonate come un monito, pensando alla nuova, tragica alluvione che ha colpito Genova.