POLITICA
Stallo sulla Consulta
Alta tensione in Forza Italia. Berlusconi richiama i suoi dopo lo stop a Catricalà
Nel partito una minoranza fa mancare i voti all'ex garante Antitrust. Nota dei capigruppo Brunetta e Romani in sostegno all'ex premier: i candidati non li sceglie un gruppo di "riottosi"

Le tensioni nel partito
Ma la rinuncia dell'ex sottosegretario di Monti poco influisce sul clima teso che aleggia sui forzisti e il malessere non accenna a diminuire, tanto più dopo le parole al vetriolo di Raffaele Fitto contro il braccio destro del leader azzurro, Maria Rosaria Rossi. Per il Cavaliere il momento più difficile della giornata, spiegano alcuni big azzurri, sarebbe stato quello in cui ha dovuto comunicare a Renzi l'impossibilità di mantenere fede all'accordo su Violante-Catricalà. Ora, però, non è automatica la candidatura di Donato Bruno. D'altra parte, l'irritazione del leader azzurro per quanto successo, con quei 120 voti dati al senatore FI, non sarebbe affatto scemata. E il ragionamento, già fatto filtrare, sull'indisponibilità a darla vinta alla minoranza interna per evitare di creare un pericoloso precedente, viene ribadito. Anche se, raccontano alcuni azzurri, il pressing di Niccolò Ghedini potrebbe sortire effetti positivi.
L'irritazione del Cavaliere
Ma le due note diramate dai capigruppo Romani e Brunetta, lascerebbero intendere che Berlusconi non ha intenzione di mollare e ritornare sui suoi passi: il candidato non lo sceglie una fronda interna, avrebbe spiegato ai suoi, né un gruppetto di parlamentari riottosi. Anche se poi l'ex premier ha richiamato il partito alla compattezza e non è un caso se entrambi i capigruppo parlano esplicitamente di "unità" ed evitare "strappi". Il Cavaliere, raccontano, non ha affatto digerito l'insubordinazione dei suoi, che lo fanno apparire come un leader dimezzato e senza più lo scettro saldo in mano. A innervosire Berlusconi, in particolare, le parole dure di Fitto contro la Rossi, che per mandato dello stesso ex premier ha adottato il pugno di ferro sul fronte "conti in rosso". Per di più, viene fatto osservare, dalle parti di Arcore l'attacco alla Rossi viene letto come un attacco al leader.
Lo scontro Fitto-Rossi
Tuona Fitto: "Lascia allibiti il fatto che il presidente Berlusconi possa consentire alla senatrice Rossi di distribuire, controllare, rilasciare o ritirare 'patenti' sulla legittimità dello stare nel partito e sulla correttezza o meno delle opinioni e delle tesi politiche altrui". In un'intervista, la senatrice azzurra esclude categoricamente la possibilità di fare le primarie, caldeggiate dall'ex governatore pugliese, che viene liquidato con una frase brevissima: "Da noi non se ne parla, magari è possibile tentare altrove...Poi, certo, ognuno può dire la qualunque". Insomma, nel partito è ormai guerra aperta. E quanto successo sulla Consulta, viene spiegato, è solo la dimostrazione del malessere che va montando. Non solo per il fatto, è la rivendicazione di un big dei frondisti, di essere trattati "come semplici esecutori, nemmeno pensanti, di decisioni prese dai vertici e mai condivise".
Sotto accusa l'intesa con Renzi
Ma ad essere in discussione è la linea stessa del Cavaliere nei confronti di Renzi: "Sta sacrificando il partito in nome di un patto siglato con il premier di cui nessuno di noi - spiega ancora la stessa fonte - conosce i veri contenuti". Per ora Berlusconi tira dritto: nel week-end si decideranno le prossime mosse e quindi il nuovo candidato per la Consulta. Non è escluso, viene spiegato, un vertice ad Arcore prima della nuova seduta comune del Parlamento, convocata per lunedì alle 15.