SPETTACOLO
Il Festival
Cannes 74, gli strani mondi di Anderson e Serebrennikov "persona zoom"
In concorso "The French Dispatch" con un cast stellare e "Petrov's Flu" del regista russo al quale le autorità impediscono di lasciare il Paese e di partecipare alla kermesse, come già accadde nel 2018

Come sempre anche in "The French Dispatch" Anderson s'inventa una realtà a parte, un piccolo universo extratemporale che si diverte a far proliferare di situazioni e personaggi illusori e estremamente veri nella loro costruzione. Questa volta si tratta della redazione francese del supplemento di un giornale americano, "The French Dispatch" appunto, un piccolo mondo antico ospitato in un intero edificio e governato da un direttore munifico di nome Arthur Howitzer Jr., che ha l'aria al solito stranita di Bill Murray, pater familias di una comunità di intellettuali che scrivono le loro storie.
Tre capitoli, uno per ognuno degli articoli che compongono l'ultimo numero del supplemento prima che il direttore spiri: tre storie che si incarnano in un cast di grandi star chiamate a raccolta da Wes Anderson per raccontare di rivolte studentesche sessantottine, di cuochi poliziotti e criminali infallibili, di artisti assassini che dipingono in prigione, un cast che conta nomi come Owen Wilson, Benicio Del Toro, Tilda Swintom, Anjelica Huston, Elisabeth Moss, Timothe'e Chalamet, Le'a Seydoux, Adrien Brody, Christopher Waltz, Willem Dafoe, Frances McDormand e Edward Norton.
E sono stati proprio gli attori di "The French Dispatch" i protagonisti del red carpet. Su tutti, il glamour di Chamalet con un blazer argento e pantaloni ultra slim, e Tilda Swinton, che si è fatta notare in mezzo al total black dei colleghi, mescolando fucsia, rosso e maniche luccicanti verde chiaro. Sul tappeto rosso Laetitia Casta e Louis Garrel per il film "La Croisade", presentato fuori concorso al festival.
Serebrennikov: "Ormai sono una persona zoom"
Nuovamente in concorso a Cannes dopo 'Summer (Leto)', nuovamente, come allora (2018), impossibilitato a raggiungere la Croisette. Le autorità russe proibiscono a Kirill Serebrennikov (in gara con 'Petrov's Flu') di lasciare il Paese, ma rispetto a 3 anni fa la situazione è ''leggermente migliorata: non sono più agli arresti domiciliari, quando non potevo collegarmi neanche attraverso uno schermo. Ormai mi sono abituato però ad essere una persona Zoom'', dice il regista scherzando, collegato con la sala stampa del Festival attraverso un monitor.
Il film racconta un giorno nella vita di un fumettista e della sua famiglia nella Russia post-sovietica. Colpito da un'influenza, Petrov viene portato dal suo amico Igor in una lunga passeggiata, tra la fantasia e la realtà. Basato sul romanzo di Aleksej Salnikov, 'Petrov's Flu' - lisergico e visionario - è però anche frutto delle molteplici influenze che contraddistinguono il lavoro del regista russo: ''In primo luogo la musica, dalle sinfonie liriche a diverse cover, determinano la vera struttura narrativa del film'', la cui lavorazione è iniziata prima dello scoppio del Covid.
'Non potevamo prevederlo, certo vedendolo oggi è normale poter pensare ad una metafora della situazione, ma di certo non era voluto. Anche se tradizionalmente la letteratura russa ha sempre mescolato elementi del reale e dell'assurdo'', dice ancora Serebrennikov, che non fornisce un'interpretazione tranchant del suo film, imperniato però su un momento particolare dell'esistenza di ognuno, quello in cui ci si ritrova a cavallo di ''un passato incompiuto e un futuro che speriamo sia migliore. In equilibrio tra la vita e la morte''.