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MONDO

'Patrick uno di noi': oggi è un anno che è detenuto in Egitto

Zaki. Nasrallah a Rainews24: "Non ci sono motivi per tenerlo in carcere. Vive momenti difficili"

"Ovviamente ogni decisione spetta ai giudici"  aggiunge. Poi ricorda che Patrick è un "ragazzo molto pacifico, vivace, amante della ricerca". E  proprio per questo motivo sta soffrendo molto del regime di carcerazione. Quartapelle: “Sostenere l’istanza per il conferimento della cittadinanza italiana". Noury: "Raddoppiare sforzi diplomatici per raggiungere una soluzione positiva della vicenda"  

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"Non ci sono motivi per tenerlo in carcere". Così Hoda Nasrallah, avvocato di Patrick Zaki, intervenendo da Il Cairo allo speciale realizzato da Rainews24 per tenere alta l'attenzione  sull'arresto dello studente e attivista egiziano. "Ovviamente ogni decisione spetta ai giudici"  aggiunge. Poi ricorda che Patrick è un "ragazzo molto pacifico, vivace, amante della ricerca". In questo contesto non può consultare i suoi amati libri, "vive momenti molto difficili". In questo periodo, dove ci troviamo in piena pandemia, a causa delle restrizioni non ha accesso inoltre a "social  network, internet". Anche le visite dei familiari - in piena emergenza sanitaria - sono state ridotte da 4 al mese, a una. "Se non verrà chiamato per il processo, dovrà  attendere la fine dei due anni di carcerazione" conclude il legale. La Procura generale ha infatti confermato la volontà di applicare la legge egiziana che consente fino a due anni di custodia cautelare. Zaki è accusato di propaganda sovversiva.

LO SPECIALE "PATRICK UNO DI NOI" - VIDEO INTEGRALE

 

Quartapelle: "Sostenere l’istanza per il conferimento della cittadinanza italiana"
“Sostenere l’istanza per il conferimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki; continuare a  monitorare con la presenza in aula della nostra rappresentanza diplomatica al Cairo,  lo svolgimento  delle udienze processuali e le sue condizioni di detenzione; continuare a sostenere, con l’Egitto e nei  consessi europei e internazionali, l’immediato rilascio di tutti i  prigionieri di coscienza, finiti in  carcere solo per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti fondamentali; continuare a esortare le  autorità egiziane al rispetto dei diritti alla libertà  d’espressione, di associazione e di manifestazione  pacifica e a spezzare il circolo dell’impunità per le gravi violazioni dei diritti umani in corso nel  Paese”.

Questi i punti fondamentali della mozione presentata dai deputati dem, Lia Quartapelle, (intervenuta  questa mattina a Rainews proprio per ricordare questa iniziativa nel corso  dello speciale) e Filippo  Sensi, che impegna il governo italiano sulla vicenda dell’arresto all’aeroporto del Cairo, esattamente  un anno fa, di Patrick Zaki, mentre stava tornando a  casa per un breve periodo di pausa prima di  iniziare il suo secondo semestre di studi all’Università di Bologna.

“La detenzione arbitraria di Patrick Zaki - denunciano Quartapelle e Sensi - preoccupa anche  considerate le condizioni delle carceri egiziane, ‘piene di detenuti politici, persone  imprigionate  senza alcun motivo se non quello di aver espresso opinioni critiche nei confronti del governo di al- Sisi’, come dichiarato da Mohamed Lotfy, cofondatore  dell'organizzazione Egyptian commission for  rights and freedoms. Che ha anche segnalato come il coronavirus abbia reso la vita dei detenuti  sempre più dura, privandoli anche di  un supporto psicologico delle visite dei familiari. A Zaki -  concludono i due deputati dem - non viene fatta alcuna indagine e la custodia cautelare è rinnovata  a ogni udienza: il tutto  per punire senza un processo e sottrarre all’attenzione dell’opinione pubblica un prigioniero di coscienza”.

E' passato un anno dall'arresto
E' passato un anno dall'arresto - oggi è il primo anniversario - e dall'inizio della detenzione di Patrick  Zaki e da una repressione sempre più dura da parte di Al Sisi nei confronti non solo  dell'opposizione politica, ma anche dei difensori dei diritti umani. Da allora Patrick Zaki si trova dietro  le sbarre nel famigerato carcere di Tora. Quattro giorni fa è arrivata l'ultima doccia  gelata sulle speranze che fosse rilasciato, con il rinnovo della custodia cautelare - l'ennesimo -  per altri 45 giorni. La notizia è stata confermata ai legali dello studente egiziano solo il giorno dopo  che alcuni media filogovernativi avevano pubblicato l'esito dell'udienza.

Già in altre occasioni si era accesa la speranza di una sua imminente liberazione, poi puntualmente  rimasta tale. Come ad esempio a fine dicembre, quando l'Egyptian Initiative  for Personal Rights  (Eipr), l'ong per la difesa dei diritti civili con la quale Zaki collaborava, aveva annunciato - a seguito  del rilascio di suoi tre dirigenti - che l'udienza per il rinnovo  della carcerazione del 29enne era stata anticipata. Un segnale, si auspicava, che qualcosa si stesse muovendo. Niente di tutto ciò e Zaki,  che frequentava l'Università  Alma Mater di Bologna, continua a restare in prigione con l'accusa di propaganda sovversiva.

Farnesina: "Profonda delusione e disappunto" per udienza giorni scorsi
Fonti della Farnesina hanno espresso "profonda delusione e disappunto" per l'esito dell'udienza dei  giorni scorsi. Il ministero degli Esteri, hanno assicurato le fonti, continuerà  a seguire da vicino la  vicenda che, su iniziativa e continuo impulso italiano, è l'unico caso giudiziario in Egitto che viene  costantemente monitorato da un gruppo di Paesi stranieri. 

Noury: "Inimmaginabile che ci siano altri 12 mesi di detenzione senza processo" 
"E' inimmaginabile che ci siano altri 12 mesi di detenzione senza processo per Patrick Zaki", ha  commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, parlando di  detenzione "arbitraria e  crudele". "Se il governo egiziano pensa di tenere rinchiuso in carcere senza processo Zaki per 24  mesi", il massimo previsto dalla legge sulla detenzione  preventiva, "dobbiamo con la nostra  campagna impedire che ciò avvenga", prosegue Noury, auspicando che "il governo italiano capisca che la chiave della cella di Patrick è  anche nelle sue mani" e quindi raddoppi "gli sforzi diplomatici  per raggiungere una soluzione positiva della vicenda".  

Cantini: " Preoccupazione per inasprimento repressione nei confronti della società civile" 
Lo scorso 22 novembre, l'ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini, a seguito della richiesta  di incontro espressa anche da altri Paesi europei al ministero degli Esteri  egiziano già nelle fasi immediatamente successive agli arresti degli attivisti di Eipr, aveva avuto un colloquio con  l'assistant Foreign Minister egiziano per i Diritti umani,  ambasciatore Gamaleddin. In quell'occasione,  il rappresentante diplomatico italiano aveva manifestato la forte preoccupazione  per l'inasprimento della repressione nei confronti  della società civile e per la situazione dei diritti  umani in Egitto, ribadendo la richiesta di un pronto rilascio dello studente.

Bonaccini: "Liberazione e cittadinanza italiana per Patrick Zaki"
"Un anno fa l'arresto ingiustificato di Patrick Zaki. Chiediamo la sua liberazione e il conferimento  della cittadinanza italiana". Lo ha scritto Stefano Bonaccini, presidente della  regione Emilia- Romagna, sulla pagina Facebook in occasione dell'anniversario dell'arresto dello studente egiziano  dell'Alma Mater di Bologna Patrick Zaki.

Esponente Eipr: "Punito per suo lavoro sui diritti umani"
"Non c'è una giustificazione legale alla sua detenzione preventiva, Patrick è stato punito  semplicemente a causa del suo lavoro sui diritti umani". Lo afferma Lubna Darwish, a  capo del  dipartimento per i diritti delle donne e la difesa di genere dell'Eipr, l'ong egiziana con la quale  collaborava Zaki, alla vigilia dell'anniversario dell'arresto al Cairo dello  studente. Patrick è finito in  manette "mentre andava a trovare la sua famiglia e gli amici per una breve vacanza", ricorda  Darwish, sottolineando che l'anno dello studente dietro  le  sbarre è iniziato con "24 ore di torture,  interrogatori e detenzioni illegali". "Da allora è rimasto in custodia cautelare sulla base di un verbale  di arresto falsificato - aggiunge  l'attivista - Per un anno il suo ordine di detenzione è stato rinnovato  un'udienza dopo l'altra, senza sviluppi nel processo a suo carico".

Sorella: "Patrick ci chiede di non mollare"
"Non sappiamo quando finirà questo incubo, abbiamo scoperto che mio fratello rischia di rimanere in  carcere, un anno, due anni o forse di più. E non si sa se verrà mai  scarcerato. Noi come famiglia  vorremmo ringraziare l'Università di Bologna, i docenti, gli studenti, per il loro interesse e l'incessante  sostegno a Patrick". Lo ha detto, in un video  Marise Zaki, la sorella dello studente  egiziano dell'ateneo di Bologna in carcere a Tora. "Ciò che Patrick ci dice durante le visite è di  'continuare quello che avete iniziato per  rendere vicina la mia libertà. Patrick mi manca molto, non  sappiamo quando potremmo riabbracciarlo, speriamo accada presto", ha aggiunto.

"Oggi è un anno che mio fratello si trova in un carcere egiziano, per accuse infondate. Si occupa  solo di diritti umani ed è interessato alle questioni delle minoranze nel suo  Paese", ha proseguito la  ragazza ringraziando anche "la città di Bologna per aver ospitato Patrick per un periodo breve ma  importante, durante il quale si è molto  affezionato". "Vorrei inoltre ringraziare - ha concluso - tutte le  città che hanno concesso a Patrick la cittadinanza onoraria e le università italiane ed europee che lo  sostengono e  le istituzioni di società civile italiane e europee". 

Da domani dieci poster nelle città italiane: "Free Zaki"
In questi mesi si sono susseguite le udienze in cui ogni volta è stata rinnovata per 15 o 45 giorni la  detenzione preventiva di Zaki, nonostante i numerosi appelli e iniziative del governo italiano, di  politici, attivisti e associazioni.

Dieci immagini, dieci manifesti per chiedere "a gran voce l'immediata liberazione di Patrick Zaki", lo studente dell'Alma Mater di Bologna arrestato un anno fa in Egitto: da domani i  poster saranno affissi a Bologna e in altre numerose città italiane grazie al contest "Free Patrick Zaki, prisoner of conscience", edizione speciale del concorso internazionale di  comunicazione sociale "Poster For Tomorrow". I loro lavori sono stati selezionati da una giuria internazionale tra le oltre 900 proposte provenienti da quasi 50 Paesi in tutto il  mondo. Il contest è stato ideato da Amnesty International Italia e dal festival salentino "Conversazioni sul futuro", in collaborazione con il Festival dei diritti umani di Milano e l'associazione Articolo 21 e con il patrocinio dell'Alma Mater e del Comune di Bologna. 

Tante le manifestazioni di sostegno attraverso messaggi e condivisioni social di numerose  personalità del mondo della cultura e dello spettacolo  come, tra le altre, Paolo  Fresu, Alessandro  Bergonzoni, Edoardo Winspeare, Subsonica, Luca Barbarossa. Se l'immagine "che il regime  egiziano vuole proiettare è quella di uno schemo nero- dichiara il  portavoce italiano di Amnesty,  Riccardo Noury- questi 900 poster riempiono quell'immagine di ben altro: di vita, creatività e colori". 

Oggi e domani fontana in piazza Moro a Bari illuminata di giallo per Zaki
Domani e lunedì 8 febbraio la fontana in piazza Moro a Bari sarà illuminata di giallo per testimoniare  l'adesione del Comune di Bari all'iniziativa promossa dall'organizzazione non governativa Amnesty  International per mantenere viva l'attenzione su Patrick Zaki, lo studente egiziano  dell'università di Bologna da un anno in carcere. Da qualche giorno, sulla facciata di Palazzo di Città,  è esposto un ritratto di Patrick Zaki.
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