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Il rapporto
Censis: italiani soli e narcisi, 'i selfie' ne sono indice
Dal rapporto emerge inoltre che gli Italiani sono 'affamati' di informazioni su salute e benessere: il 41,7% le cerca online. Si tratta di un fenomeno in crescita. Ma cittadini e pazienti si ritrovano spesso sotto una pioggia di contenuti e notizie tra cui non è sempre facile selezionare le informazioni corrette e affidabili

Non è contraddittorio, quindi, fa notare il Censis, il dato che emerge da una rilevazione dello stesso istituto di ricerca secondo cui "la solitudine è oggi una componente strutturale della vita e delle persone". Il 47% degli italiani dichiara di rimanere solo durante il giorno per una media quotidiana di solitudine pari a 5 ore e 10 minuti.
Più in generale, secondo il rapporto Censis, "la estraneità dei soggetti alle dinamiche di un sistema risalta nel rapporto con i media digitali personali". A fronte del 63,5% degli italiani che usano Internet, gli utenti dei social network sono il 49% della popolazione e arrivano all'80% tra i più giovani di 14-29 anni. In particolare tra il 2009 e il 2014 gli utenti di Facebook 35-45enni sono aumentati del 153% e gli over 55 del 405%. Gli utenti italiani di Instagram sono circa 4 milioni.
Delle 4,7 ore al giorno trascorse mediamente sul web, due sono dedicate ai social network. E il numero di chi accede a Internet tramite cellulare in un giorno medio (7,4 milioni di persone) è oramai più alto di quanti accedono solo da pc (5,3 milioni) o da entrambi (7,2 milioni).
4 italiani su 10 cercano informazioni di salute on line
Dal rapporto del Censis emerge inoltre che gli Italiani sono 'affamati' di informazioni su salute e benessere. I dati parlano chiaro: il 41,7% cerca informazioni online sulla salute. Un fenomeno in crescita, che ha inevitabilmente contribuito a ridisegnare il rapporto che il paziente instaura con il medico. Non di rado le informazioni reperite online vengono infatti chiamate in causa al momento del confronto diretto con il medico e utilizzate per discutere e confrontarsi sui risultati, ma anche per contestare al medico l'esattezza della sua diagnosi.
L'esposizione a un numero molto elevato di contenuti determina però, come conseguenza, un'alterazione della percezione relativa al proprio livello di conoscenze su temi sanitari. Questa discrepanza tra conoscenze presunte e informazioni possedute è stata messa in luce da diverse ricerche che il Censis ha condotto tra il 2012 e il 2014, dalle quali è emerso che la conoscenza su temi sanitari "non risulta completamente adeguata".
Tra i pazienti affetti da fibrillazione atriale, ad esempio, solo il 58,8% ha correttamente definito l'ictus una malattia del cervello, con un dato che varia con il titolo di studio: dal 74,1% di chi ha più titoli di studio al 45,6% di chi ha titoli più bassi, rivelando un'incertezza particolarmente grave in quanto presente in una popolazione ad alto rischio.
Cittadini e pazienti si ritrovano dunque spesso sotto una pioggia di contenuti e notizie tra cui non è sempre facile selezionare le informazioni corrette e affidabili. E così è sempre più ampia, e anzi nell'ultimo anno è diventata maggioritaria, la percentuale di italiani che pensano che troppe informazioni sulla salute rischiano di creare confusione e incertezza.