CULTURA
"Lo stilista è come il prete: lavora 7 giorni su 7"
Gli 80 anni di Armani. Parla Nino Cerruti: "È uno stakanovista che cerca l'insolito"
Fu il primo ad assumere il talento piacentino nella sua azienda, il Lanificio Fratelli Cerruti. Insieme hanno iniziato il processo di destrutturazione dei capi. Di lui ricorda un particolare: "Si sedeva e non si rialzava mai"

Partiamo dall’inizio, com'era Giorgio Armani quando lavorava per lei?
"Io non partirei dall'inizio, ma dalla fine, da quello che è diventato. Giorgio Armani è un caso unico, ha saputo mettere insieme il talento artistico con grandi capacità manageriali. Ha creato una società efficiente".
Cosa l'ha colpita di lui?
"Mi sono reso subito conto della sua più grande qualità: una capacità di lavoro straordinario. In milanese c'è l'espressione ‘si siede e non si rialza mai’. Lui era così. Capii subito che aveva una grandissima sensibilità,una capacità creativa".
Erano gli anni '60 Nino e Giorgio sentivano che il terreno era fertile per inventare qualcosa di nuovo. "Abbiamo cominciato il processo di decostruzione dei capi soprattutto nella moda uomo. La conoscenza dei tessuti è sempre stata per noi l'elemento fondamentale, il caposaldo per fare questo mestiere. Non capisco gli stilisti che non si scelgono i tessuti ma li fanno scegliere ad altri".
Qual è il ricordo più bello di quegli anni?
"Era divertente lavorare con Giorgio. È un uomo piacevole con un senso dell’umorismo spiccato, la voglia di cercare l’insolito".
Quando pensa a quello che la moda è diventata oggi il suo tono di fa più amaro. "La moda deve tornare a lavorare per un mondo vero e non immaginario. Il 'lato spettacolo' l'ha deformata, ma dobbiamo sempre ricordarci che è la nostra seconda pelle. Armani è riuscito a conservare questa autenticità in un mondo ormai irreale".
Cosa proprio non sopporta vedere in passerella?
"Vedo cose che mi piacciono e cose che mi fanno orrore. Sicuramente quello che odio sono le caricature, le buffonate, quelli che concepiscono collezioni che sembrano alberi di natale, modelli pronti per il Carnevale di Rio".
Marchi italiani di proprietà straniera, un limite o un'opportunità?
"Il fatto che le case di moda siano in mano straniera non mi preoccupa affatto. La moda è il primo mestiere globale, in certi casi la proprietà straniera dà la possibilità all’eccellenza di affermarsi".
Alla soglia degli 84 anni Nino Cerruti non ha nessuna intenzione di abbandonare il suo lavoro, una passione. "Quando si fa questo mestiere è come essere prete lo si fa 7 giorni su 7, ti assorbe completamente con il sublime vantaggio di non essere mai uguale di poter innovare sempre. Ti consente di morire con la testa funzionante".
Nel suo presente e nel suo futuro ci sono sempre i tessuti, centrali soprattutto per la moda uomo. Di questo si occupa con la sua società, il Lanificio Fratelli Cerruti. "Quello che è importante per me non è tanto che sia un’azienda di famiglia ma che sia una squadra funzionante, serve tanta specializzazione. Un'azienda di famiglia ti garantisce la continuità di un punto di vista ma perché funzioni ci vogliono ottimi manager".
Come vede l’uomo del futuro? "Odio le mode annunciate che poi non vedono la luce. I capi devono rispondere a due esigenze, individualità e confort". A chi vuole fare questo mestiere dice: "La creatività non si impara ce la devi avere dentro e poi bisogna riconoscersi nei valori del proprio Paese. L’Italia ha degli ottimi valori ma ora sono un pò confusi. Dobbiamo ritornare sulla giusta strada e puntare sempre all'efficienza".
Quando stiamo per salutarci mi detta le ultime parole di questa intervista: "La chiuda facendo tanti auguri e buona fortuna a tutti".