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MONDO

Dove tutto è cominciato

Cina, blogger arrestata per documentario di denuncia su Covid a Wuhan, ora rischia la vita

Amnesty International ne chiede il rilascio immediato. Il 30 ottobre suo fratello ha scritto su Twitter: "Non credo che vivrà molto a lungo. Se non ce la farà a superare l'inverno, spero che il mondo la ricorderà per ciò che è stata"

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La giornalista blogger cinese, Zhang Zhan, nota per avere documentato l'inizio della pandemia da Coronavirus a Wuhan nel febbraio 2020, si trova in fin di vita in carcere dopo uno sciopero della fame che l'ha portata a pesare meno di 40 chili.

La 38enne, ex avvocato, è stata arrestata a maggio 2020 e a dicembre scorso è stata condannata a quattro anni di carcere con l'accusa di avere provocato disordini. Condanne che colpiscono attivisti e dissidenti in Cina. La denuncia delle sue condizioni di salute è arrivata dalla famiglia: il fratello ne ha descritto le condizioni fisiche sul suo account Twitter, aggiungendo che "potrebbe non sopravvivere all'inverno". 

L'account è stato verificato da persone vicine alla giovane documentarista. I suoi legali hanno detto di non essere a conoscenza, al momento, delle condizioni della donna, che già lo scorso anno era stata sottoposta ad alimentazione forzata.

Anche Amnesty International entrata a conoscenza del fatto, ha chiesto il "rilascio immediato" di Zhang per potere ricevere il trattamento medico di cui ha bisogno, e senza il quale è "a rischio morte". La famiglia avrebbe chiesto di incontrarla nelle scorse settimane nella prigione dove è detenuta a Shanghai, secondo fonti anonime dell'Afp, ma senza ricevere risposte. Zhang fa parte di un gruppo di blogger e documentaristi arrestati lo scorso anno per aver indagato sulla pandemia, tra cui ci sono anche i bloger Fang Bin e Li Zehua e l'avvocato Chen Qiushi. Aveva poi denunciato sui social media le autorità che avevano arrestato reporter indipendenti e avevano intimidito le famiglie dei pazienti contagiati affinché rimanessero in silenzio.

In questi mesi è stata alimentata a forza e tenuta incatenata affinché non potesse rimuovere la sonda per l'alimentazione. Al processo, non potendo stare in piedi per la debolezza, è arrivata su una sedia a rotelle. Il 31 luglio, a causa della gravità delle sue condizioni di salute, è stata ricoverata in ospedale ma poi rimandata in carcere, dove ha proseguito la protesta. 

Scomparsa a Wuhan nel maggio 2020, era riapparsa in carcere il mese dopo a Shanghai, incriminata per aver "seminato discordia e causato problemi". Dalla fine del processo, Zhan non può parlare con l'avvocato né incontrare i familiari, con i quali le sono concessi rari contatti telefonici sotto sorveglianza. Il 30 ottobre suo fratello ha scritto su Twitter: "Non credo che vivrà molto a lungo. Se non ce la farà a superare l'inverno, spero che il mondo la ricorderà per ciò che è stata". 
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