MONDO
Coree, ex capo dei servizi segreti di Kim vola a New York
In vista del possibile incontro tra Trump e Kim, Stati Uniti e Corea del Nord sono impegnati in discussioni al confine tra le due Coree

Kim è stato per anni a capo dei servizi segreti militari della Corea del Nord, ed è uno degli uomini più controversi del regime, accusato di essere dietro all'affondamento della corvetta sud-coreana Cheonan, nel quale morirono 46 marinai, e all'attacco all'isola di Yeonpyeong, entrambi risalenti al 2010. La sua presenza alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang in Corea del Sud, il 23 febbraio scorso, aveva fatto molto discutere: noto per il suo sarcasmo, il generale era stato sanzionato in precedenza sia da Washington che da Seul.
Intanto, a Singapore, dove il summit dovrebbe tenersi il 12 giugno prossimo, a meno di nuovi colpi di scena, è arrivato nella serata di ieri un altro alto funzionario del regime di Kim, Kim Chang-son, che occupa una posizione assimilabile a quello di capo dello staff all'interno della gerarchia del potere di Pyongyang. Per lui, secondo quanto riporta l'emittente televisiva giapponese Nhk, sono previsti colloqui con la delegazione statunitense attesa a Singapore per discutere i dettagli relativi alla sicurezza del summit, guidata dal vice capo dello staff della Casa Bianca, Joe Hagin.
In vista del possibile incontro tra Trump e Kim, Stati Uniti e Corea del Nord sono impegnati in discussioni al confine tra le due Coree. Dai colloqui in corso, ai quali partecipa anche l'ex ambasciatore statunitense in Corea del Sud, Sung Kim, oggi ambasciatore a Manila, ci si aspetta la stesura di un'agenda per il vertice del 12 giugno prossimo. L'esito dei colloqui è previsto in serata. Sempre al confine tra le due Coree, nello scorso fine settimana si sono incontrati per la seconda volta il leader nord-coreano e il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, che si sono detti d'accordo a continuare i preparativi per il summit del 12 giugno prossimo a Singapore, nonostante la battuta d'arresto dei giorni precedenti: la settimana scorsa, Trump aveva prima annullato il summit per la "aperta ostilità" del regime di Kim, come scriveva in una lettera indirizzata allo stesso dittatore nord-coreano, e successivamente era tornato sui suoi passi, dopo un messaggio definito "cordiale e costruttivo" da parte di Pyongyang.