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Coronavirus

Alcohol Prevention Day

Iss, con Covid-19 impennata del 250% consumo alcolici in casa

L'Istituto Superiore di Sanità rileva come aperitivi digitali e home delivery hanno cambiato le abitudini e il modo di bere degli italiani in lockdown. Situazione molto preoccupante per giovanissimi, anziani, donne

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di Tiziana Di Giovannandrea L'isolamento domestico causato dalla pandemia di Coronavirus ha portato ad "un incremento incontrollato" nel consumo di alcolici. E' accaduto spesso per compensare la tensione creata dalla quarantena e dall'isolamento a cui si sono aggiunte le "problematiche economiche, lavorative, relazionali e dei timori diffusi nella popolazione resa sicuramente più fragile dalla pandemia".

È quanto mette in evidenza l'Istituto Superiore di Sanità (Iss) diffondendo i nuovi dati relativi al consumo di alcol durante l'emergenza Covid nel 'Rapporto 2021 sul monitoraggio di bevande alcoliche nelle Regioni'. Gli acquisti su canali online di e-commerce, per il settore delle bevande alcoliche "si stima abbiano conosciuto un'impennata nel 2020 tra il 181 e il 250% nell'home delivery, con un aumento dei consumi domestici registrati". 

L'Iss indica come "l'approvvigionamento delle bevande alcoliche non ha conosciuto pause nel periodo del lockdown"; anzi, "il mercato ha rafforzato nuovi canali alternativi e anche meno controllati relativamente al divieto di vendita a minori", cambiando anche "le abitudini degli italiani". Si tratta di un aumento dei consumi domestici di bevande alcoliche, sottolinea l'Iss, "di cui non si conosce il reale impatto diretto sul consumatore e, indiretti, sui conviventi". 

Nel contempo i servizi di alcologia e i Dipartimenti per le Dipendenze e di Salute Mentale, a causa delle chiusure obbligate,  "hanno registrato e registrano una crescita di difficile gestione prima, durante e dopo i lockdown per la scarsità delle risorse a disposizione, per la quantità di richieste inevase a causa delle restrizioni anti-Covid-19 e per l'impreparazione relativa a soluzioni digitali, solo tardivamente introdotte".

In Italia, sottolinea il rapporto, "nel periodo antecedente la pandemia di COVID-19 l'alcol era uno tra i più temibili fattori di rischio e di malattia per circa 8 milioni e mezzo di consumatori definiti a rischio, tra cui oltre 2 milioni e settecentomila anziani, oltre 4 milioni di binge drinker e circa 600.000 consumatori "dannosi" con diagnosi suggestiva di alcol dipendenza in necessità di trattamento. Una situazione che i dati preliminari sul 2020 suggeriscono essere peggiorata durante i mesi di lockdown e smart working".

Il dato preoccupante è che tra i 4 milioni di binge drinker (coloro che si abbuffano di alcolici e che bevono 5 o più bevande alcoliche, cocktail, birra, vino, liquori in un breve lasso di tempo, arrivando ad un'immediata ubriacatura con perdita di controllo, ndr) ci sono 830.000 giovanissimi di età compresa tra gli 11 e i 25 anni. Nel corso "del 2020 si è registrato un incremento al 23,6% per i maschi e al 9,7%  per le femmine di coloro che consumano alcol a rischio".

Inoltre nel corso dell'ultimo anno "si è registrato un incremento della prevalenza dei consumatori dannosi che è passata da 1,46% a 1,80%, in particolare nella popolazione anziana dove il valore è aumentato in maniera statisticamente significativa del 22,7%.

I dati sono stati diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) in vista dell'Alcohol Prevention Day che si celebra domani, e sono riferiti al 2020. Secondo un dato dell'analisi preliminare per l'anno del lockdown, "a preoccupare in particolar modo è l'aumento delle giovani consumatrici a rischio, le 14-17enni, che superano per numerosità, per la prima volta, i loro coetanei maschi". Da aggiungere vi è un quadro complessivo d'incremento del consumo sbagliato di alcol tra le donne di tutte le età e di un incremento tra gli uomini nella fascia 35-60 anni. 

 
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