POLITICA
Ipotesi di peculato
"Spese pazze" in Emilia-Romagna: tutti i gruppi coinvolti. Bonaccini: "Vado avanti"
Dopo la notizia dell'indagine a carico di due candidati alle primarie del centrosinistra, ora emerge un allargamento dell'inchiesta a tutti i partiti

Bonaccini: "Determinato a proseguire"
"Ero sereno prima, e sono ancora più sereno adesso. Perché penso che abbiamo potuto dare spiegazioni per qualsiasi eventuale addebito". Lo ha detto Stefano Bonaccini uscendo dalla Procura di Bologna aggiungendo di essere "determinato a proseguire perché so come mi sono sempre comportato in questi anni". Il candidato alle primarie del centrosinistra è stato dunque ascoltato dai magistrati dopo la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati.
"Ho sentito il sostegno del partito nazionale e di tutto il gruppo dirigente". Così ha risposto ai cronisti Stefano Bonaccini, uscito dall'audizione davanti ai Pm di Bologna. Il segretario regionale emiliano-romagnolo autosospeso per candidarsi alle primarie ha detto di non aver sentito il premier e leader del Pd Matteo Renzi.
Contestate spese "per meno di 4mila euro"
Al termine dell'interrogatorio di Bonaccini l'impressione che filtra è che la sua posizione si sia molto alleggerita. Il candidato Pd alle primarie dell'Emilia-Romagna è stato sentito in un clima sereno dai pm titolari dell'indagine Morena Plazzi e Antonella Scandellari, dal procuratore aggiunto Valter Giovannini e dal procuratore Roberto Alfonso. Da parte della Procura non c'è nessun commento sull'audizione. Ma, a quanto pare, è di "meno di quattromila euro" la somma contestata dalla Procura a Bonaccini. A dirlo è il suo legale Vittorio Manes spiegando che si tratta di rimborsi chilometrici, pranzi e cene. Tutto, ha precisato Bonaccini, "inerente all'attività amministrativa".
Mentre ammontano a 5.500 euro le spese ritenute illecite e contestate dai Pm di Bologna a Matteo Richetti, il deputato Pd che ieri ha annunciato il proprio ritiro dalla corsa alle primarie. Richetti è indagato per peculato nell'inchiesta sui rimborsi dell'assemblea legislativa, di cui è stato presidente. Tra le spese contestate ci sarebbero due notti in albergo a Riva del Garda, circa 500 euro in tutto, in due distinte occasioni.
Verso una campagna elettorale tormentata
Le più recenti iscrizioni fatte dai pm di Bologna fra cui Bonaccini e Ricchetti, sarebbero state fatte ad agosto, in seguito al deposito delle informative della Guardia di finanza. L'inchiesta della Procura di Bologna rischia di creare un scossone anche per le liste dei candidati al Consiglio regionale, la cui definizione, soprattutto dentro al Pd, era già molto avanti. Molti dei consiglieri uscenti, soprattutto quelli che avevano
svolto un solo mandato, avevano espresso la volontà di ricandidarsi e sarebbero stati in linea di massima stati accontentati. Le decisioni riguarderanno i singoli casi e i singoli partiti, dove tutti, comunque, hanno presente il rischio di ritrovarsi, una volta presentate le liste, uno o più candidati indagati in piena campagna elettorale.
La posizione dei due "big" del Pd
Sia Matteo Richetti sia Stefano Bonaccini, i due "big" del Pd emiliano indagati per peculato per le spese del Consiglio regionale, hanno avuto la possibilità, attraverso i propri legali, di visionare gli atti e così capire di che cosa sono accusati. Questo anche se la maxi-inchiesta della Procura di Bologna sui rimborsi di tutti i consiglieri non è ancora formalmente terminata con l'avviso di chiusura. Di fatto, le posizioni dei due, ovvero le spese che gli inquirenti hanno valutato di contestargli, sono sostanzialmente definite. Dopo aver fatto istanza, come previsto dal codice di procedura penale, e aver ottenuto la certificazione che ha confermato le iscrizioni, l'avvocato Vittorio Manes per Bonaccini e Gino Bottiglioni per Richetti hanno fatto richiesta di vedere gli atti. Come avviene anche in altri casi, i Pm hanno dato l'ok. L'indagine è suddivisa in fascicoli e ciascun fascicolo riguarda un gruppo consiliare.