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MONDO

I risultati delle elezioni

Giappone, un voto all'insegna della continuità

Il premier Kishida: “Gli elettori hanno dimostrato di volere un governo stabile”

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di Nello Puorto I risultati delle elezioni in Giappone danno un segnale di continuità nella politica del Sol Levante. “Gli elettori hanno dimostrato di volere un governo stabile”, ha dichiarato il premier Fumio Kishida all’indomani del voto, a meno di un mese dall’inizio del suo mandato e primo test nazionale dell’era Covid.

La coalizione di governo, formata dal Partito Liberaldemocratico (LDP) e dal movimento di ispirazione buddhista Komeitō, ha conquistato in totale 293 seggi. Nelle prime fasi dello scrutinio si era temuto che l’LDP avesse bisogno dell’alleato di governo per mantenere la maggioranza assoluta dei 465 seggi della Camera dei Rappresentanti, ma le ore successive hanno confermato al partito che domina la scena politica giapponese dal dopoguerra una confortevole vittoria. La dozzina di seggi in meno non ha impedito all’LDP di raggiungere da solo la soglia dei 261 seggi, che permette il controllo di tutte le commissioni parlamentari. Il calo di consensi era previsto alla vigilia per il giudizio negativo dell’opinione pubblica sulla risposta del governo alla pandemia, sia per quanto riguarda la lentezza iniziale della campagna vaccinale che per le conseguenze economiche del Covid. In particolare, il bersaglio delle critiche era stato l’ex premier Yoshihide Suga.

Il voto è stato caratterizzato anche da una bassa affluenza alle urne, il 55,8 % degli aventi diritto, tre punti più del record negativo del dopoguerra, registrato nel 2014. Un fattore, quest’ultimo, che potrebbe essere stato un vantaggio per l’LDP, non molto popolare tra i giovani, meno interessati alla politica. Nella prossima legislatura, in calendario dal 10 novembre con una sessione straordinaria della Dieta che rinnoverà a Kishida il mandato di primo ministro, la coalizione di governo affronterà un’opposizione frazionata, che vede i due principali partiti su posizioni molto diverse e reduci da un risultato elettorale diametralmente opposto. Il Partito Costituzionale Democratico del Giappone (CDPJ), primo partito di opposizione nato da una fusione del Partito democratico e del Partito Socialdemocratico, ha perso una decina di deputati ed ora ne conta 96, mentre il Partito dell’Innovazione, una formazione di centrodestra radicata nella regione di Osaka, ha visto la sua squadra passare da 11 a 41 parlamentari.

Alla vigilia del voto Kishida aveva promesso interventi rapidi per rimettere in moto il Paese ed affrontare le sfide internazionali, in un contesto economico segnato dal Covid, con il rallentamento delle esportazioni e le frontiere ancora chiuse ai turisti, ed un contesto sociale gravato dalla crisi demografica e dall’invecchiamento della popolazione. Allontanato lo spettro delle “porte girevoli”, cioè di un mandato di breve durata sulla falsariga di quello di Suga, il premier ha presentato agli elettori un programma con questi punti principali: 

COVID – Rendere disponibili entro la fine dell’anno farmaci per la cura dell’infezione e approvare leggi che consentano al governo di attuare con maggiore efficacia restrizioni ai movimenti dei cittadini in caso di lockdown. 

ECONOMIA – Creare un circolo virtuoso (“un nuovo capitalismo”) che coniughi crescita e redistribuzione della ricchezza, rilanciando i consumi del ceto medio e superando le ricette economiche dell’ex premier Shinzō Abe (la cosiddetta “Abenomics”). Entro fine anno sarà approvato un extra budget con misure di stimolo per 270 miliardi di dollari.

SICUREZZA – Rivedere la politica di difesa in risposta alla minaccia proveniente da Cina e Corea del Nord, aumentando il budget destinato alle spese militari. 

CLIMA ED ENERGIA – Riattivare le centrali nucleari ritenute sicure e promuovere le fonti energetiche rinnovabili per tagliare le emissioni di gas serra. Confermato l’obiettivo di “zero emissioni nette” entro il 2050. 

DIRITTI CIVILI – No ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, cautela sulla decisione di permettere alle coppie sposate di mantenere i cognomi di origine (in Giappone la legge impone alla moglie di abbandonare il proprio cognome per assumere quello del marito).
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