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MONDO

Tredicesimo weekend consecutivo di protesta

Hong Kong, nuovi scontri e violenze tra dimostranti e polizia

Ancora decine di migliaia di persone in strada per protestare contro l'estradizione di detenuti in Cina. Gli agenti anti sommossa hanno usato manganelli e spray urticante per tentare di fermare le proteste

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Ancora scontri e tensioni nella notte a Hong Kong. Per il tredicesimo weekend consecutivo migliaia di persone sono scese in strada, ancora una volta, per manifestare contro il progetto di legge dell'amministrazione della regione semi-autonoma che consentirebbe l'estradizione di detenuti verso la   Cina. Ancora una volta sono stati visti all'opera agenti in assetto anti sommossa che entrano in alcuni vagoni della Metro e colpiscono violentemente con manganelli presunti dimostranti inermi e accovacciati a terra. Alcuni uomini delle forze dell'ordine hanno usato anche lo spray urticante sul volto di alcuni giovani a bordo della Metro.

31 feriti negli scontri, 63 arresti
Sono 31 i feriti degli scontri tra attivisti pro-democrazia e polizia registrati a Hong Kong nelle proteste di ieri. Secondo le autorità locali, 5 persone sono in gravi condizioni, mentre 18 sono state dimesse dall'ospedale in mattinata e 8 sono in condizioni stabili. La polizia è finita nel mirino per le pesanti cariche alla stazione Prince Edward. Almeno 63 arresti sono stati eseguiti, tra cui quello di un ragazzo di 13 anni. 

La protesta
In serata, centinaia di manifestanti si erano diretti verso l'aeroporto per occupare lo scalo internazionale. Le autorità locali sono state così costrette a interrompere la linea ferroviaria verso l'aeroporto. Ma il massiccio invio di forze dell'ordine in tenuta antisommossa verso lo scalo Chek Lap Kok ha spinto i dimostranti ad abbandonare il presidio. Nel corso della manifestazione pro-democrazia, non autorizzata, i dimostranti, scesi in piazza a decine di migliaia, con le loro magliette nere e con gli ombrelli, hanno lanciato sassi e bombe molotov, mentre la polizia ha sparato colpi d'intimidazione vicino a Victoria Park. Sono stati effettuati numerosi arresti. I dimostranti protestano contro il tentativo dell'amministrazione di Hong Kong, guidata dalla Chief Executive Carrie Lam, di far approvare una legge che consentirebbe l'estradizione verso la Cina, un provvedimento che permetterebbe, secondo i critici, a Pechino di mettere le mani addosso ai dissidenti. Lam e la sua amministrazione hanno interrotto la procedura per l'approvazione della norma, ritirandola, ma i dimostranti temono che possa rispuntare fuori. Sullo sfondo c'è il rischio esistenziale dell'autonomia dell'ex colonia britannica che offre ai suoi cittadini libertà democratiche inesistenti nel resto della Cina.

La reazione della Cina
Pechino, attraverso la televisione pubblica CCTV, ha accusato i manifestanti di essere "rivoltosi radicali". Da settimane il refrain cinese è che "chi gioca sul fuoco, si scotta". Inoltre, le autorità centrali hanno accusato agenti stranieri, in particolare gli Stati uniti, di soffiare sul fuoco della protesta per provocare una rivoluzione colorata".
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