ITALIA
Lo ha deciso il tribunale di Milano
Ilva, Fabio Riva condannato a 6 anni e mezzo per truffa ai danni dello Stato
La condanna al termine del processo di primo grado su una presunta truffa da 100 milioni attuata dal gruppo Riva attraverso l'Ilva di Taranto. Il tribunale ha condannato anche Alfredo Lo Monaco, ex presidente della finanziaria elvetica Eufintrade, a 5 anni. Tre anni di reclusione per Agostino Alberti, allora consigliere delegato della svizzera Ilva Sa e e 1,5 milioni di euro di multa a Riva Fire spa
La società Riva Fire non potrà nemmemo ricevere finanziamenti, sussidi e agevolazioni dallo Stato per un anno. La sentenza ha, inoltre, stabilito che non potranno essere versati i contributi già deliberati dalla Simest in favore di Ilva e che il gruppo Riva dovrà rimborsare i contributi già ricevuti.
Condanne molto severe, quindi. Anche più severe rispetto a quelle che erano le richieste dell'accusa: cinque anni e quattro mesi per Riva e Lo Monaco, e tre anni e quattro mesi per Alberti. La procura aveva anche chiesto la confisca a Riva Fire e ai tre imputati di 91 milioni di euro complessivi e una multa di 2,25 milioni per la sola Riva Fire.
Una sentenza, quella di oggi, per le difese "pesante" e che di certo verra' impugnata. Nei confronti di Fabio Riva, figlio dell'ex patron del gruppo siderurgico morto lo scorso
aprile (era anche lui imputato) è stato firmato un mandato di estradizione.
La vicenda al centro di uno dei filoni di indagine aperti dagli inquirenti milanesi sul gruppo ipotizza la creazione di una societa' ad hoc in Svizzera, l'Ilva Sa, che avrebbe avuto lo scopo di aggirare la normativa (la 'legge Ossola') sulla erogazione di contributi pubblici per le aziende che esportano all'estero. In sostanza, la norma prevede che le societa', che hanno commesse estere ma ricevono i pagamenti in modo dilazionato nel tempo (dai 2 ai 5 anni), possano ricevere stanziamenti da Simest. L'Ilva, pero', secondo l'accusa, non avrebbe potuto incassare questi fondi in quanto veniva pagata per le sue commesse con dilazioni che non oltrepassavano i 90 giorni. E cosi', in base agli accertamenti, sarebbe stata costituita la societa' elvetica, con sede a Manno, nel Canton Ticino, che prendeva le commesse all'estero e poi si interfacciava con l'Ilva spa. A quel punto, i pagamenti dalla società svizzera all'Ilva sarebbero stati dilazionati nel tempo in modo da poter usufruire della normativa sulle erogazioni pubbliche. La frode, secondo la ricostruzione dei pm Civardi e Clerici che hanno contestato i reati di associazione per delinquere e truffa ai danni dello Stato, è stata commessa tra il 2007 e il 2013 e sarebbe di circa 100 milioni di euro.