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ECONOMIA

Crollo dei contratti di lavoro, -239mila rispetto all'anno passato

I settori più colpiti sono la ristorazione e l'alloggio

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Nel complesso, al 31 marzo 2020 rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente, si riscontra una diminuzione di 239 mila attivazioni di rapporto di lavoro dipendente (-44 mila a tempo indeterminato e -195 mila a termine). Il dato emerge dalla Nota trimestrale sulle tendenze dell'occupazione curata da Istat, ministero del lavoro e delle politiche sociali, Inps, Inail e Anpal. Nel dettaglio, le contrazioni - rispetto al volume delle posizioni lavorative perse - hanno riguardato l'industria (-63 mila posizioni) e soprattutto i servizi (-169 mila posizioni), In controtendenza, con un andamento positivo per tutto il periodo considerato, è il settore dell'agricoltura dove le attivazioni di nuovi rapporti di lavoro alle dipendenze hanno superato le cessazioni (al 31 marzo il saldo è di oltre 10 mila posizioni in più).
 
È il comparto dell'alloggio e ristorazione a far registrare la perdita più significativa di posizioni (-99 mila al 31 marzo) su cui hanno pesato in modo particolare le mancate attivazioni (e in particolare quelle relative al lavoro a tempo determinato), così come anche nell'ambito delle costruzioni (-21 mila). Nelle attività professionali afferenti al noleggio e servizi alle imprese la contrazione delle posizioni (-20 mila) è invece da imputare al numero crescente delle cessazioni, particolarmente elevate in concomitanza dei provvedimenti normativi. Nel settore sanitario le posizioni lavorative si sono mantenute su valori positivi e costanti soprattutto grazie alle nuove attivazioni che hanno continuato, nel periodo, a compensare le cessazioni. Segno decisamente positivo per i servizi alle famiglie che, soprattutto a ridosso dell'adozione del Dpcm del 9 marzo, che ha disposto anche la sospensione delle attività scolastiche e formative, hanno registrato fino al 31 marzo una crescita continua e progressiva.
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