POLITICA
Consiglio federale del partito
Lega: Salvini impone leadership, no a Ppe. Giorgetti rinnova fiducia

"Mi interessa parlare di flat tax o bonus ai genitori separati. Mi appassionano i temi concreti. Non altro", insiste. Convinto che "la visione della Lega è vincente". Poi, come fa sapere il partito, tutti - compreso Giorgetti - esprimono "totale fiducia nell'attività, nella visione e nella strategia del leader".
Oltre ai due duellanti, alla riunione ci sono il terzo vicesegretario Lorenzo Fontana, i capigruppo di Camera e Senato e i commissari regionali.
Collegati in video i governatori, da Zaia a Fedriga. Per il leader comunque l'obiettivo sembra centrato: ribadire a tutti che la linea del partito di via Bellerio la dà lui, non altri. Dalle tasse al lavoro, che si vuole difendere nella manovra, fino al neo gruppo sovranista da costruirsi in Europa.
Il risultato è dunque la tregua armata che dovrebbe durare un mese o poco più, fino a quando nell'assemblea programmatica prevista l'11 e 12 dicembre (con parlamentari, governatori, sindaci, esponenti di governo ed eurodeputati), non si tireranno le fila sulla linea strategica del partito. Salvini la definisce un'occasione per "sancire, aggiornare e decidere i binari su cui viaggiamo". Scontro congelato ma tensione alta, nonostante le apparenze.
Al di là dei 'panni sporchi da lavare', il consiglio discute soprattutto di manovra e il massimo impegno sul taglio delle tasse: "9 miliardi per regalare redditi di cittadinanza a furbi ed evasori non è rispettoso per chi fatica e lavora - arringa i suoi Salvini - interverremo in Aula per dirottare sul taglio delle tasse una parte di quei miliardi".
E ammonisce pure sull'Europa: "Il Ppe non è mai stato così debole, è impensabile entrare nel Partito popolare anche perché è subalterno alla sinistra. E noi siamo alternativi alla sinistra". Come a dire che la strada tracciata insieme al premier ungherese Viktor Orban e al polacco Mateusz Morawiecki è segnata. Ed è sicuramente distante da quella suggerita da Giorgetti.