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ITALIA

La strage di via D'Amelio avvenne il 19 luglio del 1992

Depistaggio Borsellino, poliziotti imputati non rispondono ai Pm di Messina

Il procedimento a carico di due magistrati che facevano parte del pool che coordinò l'inchiesta sull'attentato prevedeva oggi l'interrogatorio dei tre poliziotti sotto processo per il presunto depistaggio, davanti ai Pm di Messina, ma non ci sono state risposte

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Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, davanti ai pm di Messina, i tre poliziotti sotto processo per il presunto depistaggio sulla strage di via D'Amelio del 1992 dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Questo pomeriggio Mario Bò, Fabrizio Mattei e Gabriele Ribaudo, accusati a Caltanissetta di calunnia aggravata e che prestavano servizio nel pool che indagava sull'attentato di via D'Amelio, davanti al procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, hanno fatto scena muta. La procura di Messina, diretta dal procuratore Maurizio de Lucia, voleva interrogare i tre agenti nell'ambito dell'inchiesta aperta nei confronti di due magistrati che in quegli anni si occuparono dell'inchiesta sull'attentato, Carmelo Petralia e Annamaria Palma.

I tre agenti, assistiti dall'avvocato Giuseppe Seminara che li difende insieme all'avvocato Giuseppe Panepinto, hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere: "Hanno scelto di rendere - spiega l'avvocato Seminara - le proprie dichiarazioni all'autorità giudiziaria che li ha sotto processo. I poliziotti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere perché renderanno dichiarazioni davanti al Tribunale di Caltanissetta".

I due magistrati Palma e Petralia sono indagati a Messina per calunnia aggravata dall'aver favorito Cosa nostra. Stessa accusa di cui rispondono a Caltanissetta i tre poliziotti. Annamaria Palma attualmente è avvocato generale a Palermo, mentre Petralia ricopre la carica di procuratore aggiunto a Catania. Nell'ipotesi accusatoria, in concorso con i tre poliziotti sotto processo a Caltanissetta, avrebbero depistato l'indagine sulla strage costata la vita al giudice Paolo Borsellino. I pm e i poliziotti, secondo l'accusa, avrebbero imbeccato tre falsi pentiti, costruiti a tavolino, tra cui Vincenzo Scarantino, suggerendo loro di accusare falsamente dell'attentato persone ad esso estranee.
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