ITALIA
Rapporto Migrantes
Cinque milioni e mezzo di italiani vivono all'estero, sono sempre più giovani e istruiti
Sono la Lombardia, e il Veneto le regioni che registrano il maggior numero di partenze. Le comunità italiane più numerose sono in Argentina e in Germania

Si tratta di una collettività che, rispetto al 2006, si sta ringiovanendo grazie alle nascite all'estero (+150,1%) e alla nuova mobilità costituita sia da nuclei familiari con minori al seguito (+84,3%della classe di età 0-18 anni) sia dai giovani e giovani adulti immediatamente e pienamente da inserire nel mercato del lavoro (+78,4% di aumento rispetto al 2006 nella classe 19-40 anni).
Nel 2019 (gennaio-dicembre) hanno lasciato l'Italia ufficialmente 131mila cittadini verso 186 destinazioni del mondo da ogni provincia italiana. Complessivamente, le nuove iscrizioni all'Aire nel 2019 sono state 257.812 (di cui il 50,8%per espatrio, il 35,5% per nascita, il 3,6% per acquisizione cittadinanza).
Non solo cervelli in fuga
Gli italiani che scelgono di andare all'estero sono per la maggior diplomati in cerca di un qualsiasi lavoro e non solo dei cosiddetti 'cervelli in fuga'. C'è "un costante errore nella narrazione della mobilità recente raccontata come quasi esclusivamente composta da altamente qualificati occupati in nicchie di lavoro prestigiose e specialistiche quando, invece - si legge nel Rapporto sugli italiani all'estero di Migrantes, la fondazione della Cei -, a crescere sempre più è la componente dei diplomati" alla ricerca all'estero di lavori generici". Se nel 2006, stando ai dati Istat, il 68,4% dei residenti ufficiali all'estero aveva un titolo di studio basso - licenza media o elementare o addirittura nessun titolo - il 31,6% era in possesso di un titolo medio alto (diploma, laurea o dottorato). Dal 2006 al 2018 si assiste alla crescita in formazione e scolarizzazione della popolazione italiana residente oltreconfine: nel 2018, infatti, il 29,4% è laureato o dottorato e il 29,5% è diplomato mentre il 41,5% è ancora in possesso di un titolo di studio basso o non ha titolo. Se, però, rispetto al 2006 la percentuale di chi si è spostato all'estero con titolo alto (laurea o dottorato) è cresciuta del +193,3%, per chi lo ha fatto con in tasca un diploma l'aumento è stato di ben 100 punti decimali in più (+292,5%).
Lombardia e Veneto le regioni da cui si parte di più
E' la Lombardia, seguita dal Veneto, la regione dalla quale partono la maggior parte degli italiani che scelgono di vivere all'estero. Ma "il vero divario non è tra Nord e Sud, ma tra città e aree interne. Sono luoghi che si trovano al Sud e al Nord, ma che al Sud diventano doppia perdita: verso il Settentrione e verso l'estero. A svuotarsi sono i territori già provati da spopolamento, senilizzazione, eventi calamitosi o sfortunate congiunture economiche", sottolinea il Rapporto. "Un esempio - si legge nel dossier - valga su tutti: il 23 novembre 2020 cadrà il 40° anniversario del terremoto più catastrofico della storia repubblicana, quello che colpì Campania e Basilicata. Ancora oggi queste aree sono provate nelle loro zone interne da numerose partenze, ma contemporaneamente mantengono all'estero il grande valore di comunità numerose con tradizioni e peculiarità specifiche".
In Argentina e Germania le comunità italiane più numerose
Le comunità di italiani all'estero più consistenti sono, nell'ordine, quella argentina (869.000), tedesca (785.088), svizzera (633.955), brasiliana (477.952), francese (434.085), inglese (359.995), statunitense (283.350) e belga (274.404). Seguono Spagna, Australia, Canada, Venezuela e Uruguay - con comunità al di sotto delle 200 mila unità e, dal Cile in poi, paesi al di sotto delle 62 mila unità.