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MONDO

Iniziano oggi i lavori di costruzione

Bulgaria: un muro per respingere i profughi siriani

Sofia non ha i mezzi per accogliere le 10mila persone scappate dalla guerra civile. Favorevole la maggior parte della popolazione: teme le ripercussioni economiche. La barriera costerà quasi 5 milioni di euro

Profughi siriani
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di Veronica FernandesSofia Anche la Bulgaria avrà il suo muro: ufficialmente "per convogliare i profughi verso i punti ufficiali di frontiera", di fatto per chiudere le porte di ingresso alle migliaia di profughi che arrivano dalla Siria attraverso il confine turco. 

I lavori, come promesso dal ministro della Difesa Angel Naydenov, sono iniziati oggi: la barriera sarà completata entro 60 giorni e costerà poco meno di 5 milioni di euro (la stessa cirfa spesa dalla Grecia per il suo muro, sempre al confine con la Turchia) anche se "quando era stato proposto in ottobre - spiega Francesco Martino, corrispondente da Sofia dell'Osservatorio Balcani e Caucaso - si parlava della metà". 

Degli oltre 2 milioni di profughi che si stima abbiano lasciato la Siria, circa 10 mila sono arrivati in Bulgaria. 2 mila sono bambini. Il Paese è incapace di accoglierli adeguatamente, come dimostra un video della TV di stato, che apre uno squarcio sulle loro condizioni di vita. Come già aveva detto il portavoce dell'UNHCR (l'agenzia ONU per i rifugiati) in Bulgaria, Boris Cheshirkov, spesso i programmi di assistenza, qui, faticano persino ad offrire i servizi base. "Una situazione tanto drammatica - spiega Francesco Martino, che meno di un mese fa ha visitato i campi - che all'inizio dell'anno l'agenzia per i rifugiati ha chiesto di sospendere il regolamento di Dublino perchè le condizioni erano troppo precarie". 

"La costruzione di un muro di questo tipo è la forma insieme più semplice e brutale per impedire l'accesso dei migranti - spiega il Professor Dario Biocca, docente di Storia Contemporanea all'Università di Perugia ed esperto di muri - è la classica misura scelta dagli stati che non hanno gli strumenti economici e diplomatici per affrontare questo tipo di emergenza". 

Ora all'orizzonte ci sono due scenari. "Potrebbe crearsi una sorta di caso Bulgaria, in grado di spingere la comunità internazionale a lavorare insieme alla Bulgaria per trovare una soluzione all'affluenza di profughi - continua Biocca - oppure non si avrebbe altro che un muro fisico, una sorta di testimonianza del fallimento di altre misure".

La Bulgaria non è certo la destinazione più ambita dai siriani in fuga dalla guerra civile - come ad esempio la Svezia o in generale i Paesi del nord Europa - piuttosto è una porta d'accesso verso l'Unione Europea. E il muro, secondo Biocca, è una sorta di rappresentazione fisica dei timori legati all'emergenza profughi: "se i Paesi dove vogliono arrivare bloccassero gli ingressi si fermerebbero qui, con costi esorbitanti per lo stato, il timore è che l'economia collassi".

Si spiega così il fatto che la maggior parte della popolazione sia favorevole al muro. Anzi, aggiunge Francesco Martino: "negli ultimi vent'anni la Bulgaria ha visto una forte emigrazione, è la prima volta che si trova ad affrontare un fenomeno contrario e le persone sono molto spaventate per le ripercussioni economiche". 






 





 
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