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ECONOMIA

Indagine della procura di Roma

Telefonica - Telecom, dubbi sulla scalata

Secondo le carte gli azionisti della società avrebbero aiutato Telefonica nella scalata per il controllo della compagnia di telecomunicazioni italiana ostacolando gli organi di vigilanza. La procura, in una nota, "non ci sono indagati"

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Roma “L’interrogatorio come testimone di Franco Bernabè è il primo atto ufficiale di un’inchiesta che può avere sviluppi clamorosi”. Lo scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera facendo riferimento alle verifiche ordinate dai magistrati romani che "ipotizzano che per il passaggio delle quote in Telco relative al controllo di Telecom Italia e la cessione di Telecom Argentina, possa essere contestato il reato di ostacolo agli organi di Vigilanza". Secondo i giudici romani ci sarebbe “la possibilità che ci sia stata un’intesa occulta tra i maggiori azionisti per favorire l’ascesa degli spagnoli di Telefonica e sfuggire ai controlli di chi ha invece il compito di esaminare la regolarità di ogni passaggio, prima fra tutte la Consob”. 

L’ex amministratore delegato e presidente  di Telecom Franco Bernabé, sentito dai magistrati, aveva già messo nero su bianco nella sua lettera di dimissioni i dubbi che ora sono all’esame della magistratura e che vertono, principalmente, su tre punti: l’aumento del capitale sottoscritto, le modalità di emissione del prestito e la vendita di Telecom Argentina.

Il sospetto degli inquirenti, già espresso anche in due esposti presentati alla Consob dalla Findim di Marco Fossati e dall’Asati che rappresenta una parte dei piccoli azionisti, è che il patto abbia favorito l’ascesa di Telefonica in Telco, provocando un danno a Telecom e al mercato o quantomeno falsandolo. Grazie a questi accordi la società spagnola sarebbe infatti riuscita ad ottenere la maggioranza in Telco arrivando al 66% e riuscendo, così, a garantirsi la governance dell’azienda. 
 
La nota della procura
"In relazione alle vicende societarie e finanziarie della società Telecom e di Telco non vi sono indagati per il reato di ostacolo alla vigilanza né per alcun altro reato". Lo precisano, in una nota, il capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone e l'aggiunto Nello Rossi replicando a notizie di stampa pubblicate oggi a seguito dell'audizione resa ieri, come persona informata sui fatti, da Franco Bernabè, presidente di Telecom sino al 3 ottobre scorso. "Al riguardo - precisano Pignatone e Rossi - le dichiarazioni attribuite a Bernabè e riportate dagli organi di stampa non corrispondono al verbale redatto ieri".
 
Nella nota si legge che "la procura di Roma, sin dai primi giorni del mesi di ottobre di quest'anno, ha doverosamente seguito gli sviluppi della vicenda Telecom, sollecitando e intrattenendo con la Consob i fisiologici scambi di informazioni tra autorità giudiziaria ed organo di vigilanza previsti e regolati dall'articolo 187 decies del decreto legislativo del 1998 n.58 (Testo Unico dell'Intermediazione finanziaria) anche nelle ipotesi in cui non siano ravvisabili reati". L'audizione di Bernabè, precisano ancora il procuratore Pignatone e l'aggiunto Rossi, rientra "in questo quadro di preliminare acquisizione di informazioni".

L’aumento di capitale
L’aumento di capitale sotto la lente dei giudici è quello sottoscritto da Telefonica per 324 milioni di euro e destinato a ripianare i debiti bancari. I dubbi si concentrano sull’opzione di acquisto delle azioni al prezzo di 1,09 euro che rappresentava quasi il doppio del prezzo di mercato pari a 0,57. Ma anche sulla scelta di emettere azioni ordinarie di Telco di categoria C senza diritto di voto fino al 31 dicembre 2013 che Telefonica si è impegnata ad acquistare dai soci. 

Le modalità di emissione
Il secondo punto è quello inerente alle modalità di emissione del prestito da un miliardo e trecento milioni di euro sottoscritto dal fondo americano BlackRock. In particolare vengono ritenute “anomale” le modalità di collocamento, soprattutto nella parte delle informazioni ai sottoscrittori. I controlli effettuati dal Nucleo Valutario hanno evidenziando il ruolo ancora non chiaro avuto da Telecom Finance Sa e la sottoscrizione del bond per 100 milioni dalla stessa Telefonica e per altri 200 milioni da BlackRock, nonostante inizialmente si fosse deciso di escludere gli Stati Uniti dal collocamento. 

Telecom Argentina
Al centro delle verifiche c’è la congruità del prezzo di vendita della compagnia sudamericana (960 milioni di dollari) per stabilire se sia vero quanto sostenuto dalle parti che hanno concluso l’affare circa il vantaggio economico per Telco. Il dubbio è che in realtà la vendita sia stata decisa soprattutto per favorire le richieste degli spagnoli di Telefonica che hanno numerosi interessi nello Stato sudamericano e rischiavano di avere problemi di antitrust se non avessero “alleggerito” la propria partecipazione azionaria in alcune società.

Stando poi a quanto riporta il Sole24Ore l'assemblea degli azionisti di Telecom in programma oggi alle 11, nonostante una partecipazione del 55% del capitale, voterà a maggioranza per il mantenimento dell'attuale board, e non per l'azzeramento come richiesto dalla Findim di Marco Fossati per supposto conflitto di interessi. All'assemblea che si svolgerà a Rozzano, parteciperanno anche due rappresentanti della Consob. Decisivo il ruolo del fondo BlackRock, che dovrebbe astenersi, decisione che è equiparata ad un no alla mozione Fossati stando al regolamento dell'assemblea.
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