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Questione armena, il premier turco ancora contro il Papa: "Si è unito al fronte del male"
Dopo che il Pontefice ha parlato di genocidio non si placa l'indignazione delle autorità di Ankara. Il partito al potere, l'Akp di Erdogan, insiste: "Contro di noi un complotto internazionale"

Pressioni sul partito di Erdogan
"Ora - ha aggiunto - il Papa s'è unito al complotto". Descrivendo questo "fronte del male", Davutoglu ha anche puntato il dito contro la principale formazione d'opposizione, il Partito democratico del popolo, accusandolo di essere parte di "progetti" stranieri per minare l'Akp prima delle elezioni. "Mi rivolgo al Papa: coloro che sono sfuggiti all'Inquisizione cattolica in Spagna hanno trovato la pace nel nostro giusto ordine di Istanbul e Izmir. Noi siamo pronti a discutere le questini storiche e non permetteremo la gente di insultare la nostra nazione attraverso la storia", ha aggiunto, facendo riferimento agli ebrei sefarditi che scapparono dalla Penisola iberica e trovarono rifugio nell'Impero ottomano nel XV secolo.
La disfida sul genocidio
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, uomo forte dell'Akp, ha condannato le parole di papa Francesco, intimandogli di non ripetere "l'errore" di descrivere quelle uccisioni come un "genocidio". Gli armeni sostengono che 1,5 milioni di persone furono massacrate in un genocidio a partire dal 1915. La Turchia non concorda sulle dimensioni delle uccisioni e contesta il fatto che si sia trattato di un genocidio.