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MONDO

Intervista al Tg5

Papa: i politici pensino all'interesse comune, non a quello personale

Su aborto: "Il problema della morte non è religioso, è umano"

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"La classe politica non deve dire io ma dire noi. Poi passata la crisi si potrà tornare a dire io. Chi dice io e non noi non è all'altezza della situazione". Lo ha detto Papa Francesco in un'intervista al Tg5.

"La classe dirigenziale - ha aggiunto - ha il diritto di avere punti di vista diversi e anche di avere la lotta politica. E' un diritto: il diritto di imporre la propria politica. Ma in questo tempo si deve giocare per l'unità, sempre". Per Francesco "in questo tempo non c'è il diritto di allontanarsi dall'unità. Per esempio, la lotta politica è una cosa nobile, i partiti sono gli strumenti. Quello che vale è l'intenzione di fare crescere il Paese. Ma se i politici sottolineano più l'interesse personale all'interesse comune, rovinano le cose".

Aborto: il problema della morte è umano, non religioso
"Qualcuno dice che se c’è una cosa si può fare, la religione ci capirà. Ma il problema della morte non è un problema religioso, stai attento: è un problema umano, pre-religioso, è un problema di etica umana. Poi le religioni lo seguono, ma è un problema che anche un ateo deve risolvere in coscienza sua. Io faccio due domande a una persona che mi fa pensare a questo problema. Io ho il diritto di fare questo? La risposta scientifica: la terza settimana, quasi la quarta, ci sono tutti gli organi del nuovo essere umano nel grembo della mamma, è una vita umana. Io faccio questa domanda: è giusto cancellare una vita umana per risolvere un problema, qualsiasi problema? No, non è giusto. È giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Uno che uccida la vita umana? Questo è il problema dell’aborto. Scientificamente e umanamente. Non immischiare le religioni che vengono dopo, ma non è da perdere la coscienza umana".

Ha poi detto Papa Francesco nel corso dell'intervista.

"Anche scartare i bambini - come ho detto prima - senza educazione se ne scartano per sfruttarli dopo: senza togliergli la fame, crescono malati e muoiono. I bambini non producono e vengono scartati. Scartare gli anziani: gli anziani non producono e vengono scartati. Scartare gli ammalati o accelerare la morte quando è terminale. Scartare affinché la cosa sia più comoda per noi e non ci porti tanti problemi. Questa è la cultura dello scarto. Scartare i migranti: sulla nostra coscienza pesa la gente che è affogata nel Mediterraneo perché non la si lasciava venire. Come si gestisce dopo, quello è un altro problema che gli Stati devono affrontare con prudenza e saggezza ma lasciarli affogare per risolvere un problema dopo non va. Nessuno lo fa con intenzione, è vero, ma se tu non metti i mezzi di aiuto è un problema. Non c’è intenzione ma c’è intenzione. In questa cultura dello scarto ci vuole una cultura dell’accoglienza: invece di scartare accogliere. Non vale la cultura dell’indifferenza. Questa è la strada per salvarci, la vicinanza, la fratellanza, il fare tutto insieme".
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