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MONDO

Egitto

Patrick Zaki scrive dal carcere alla famiglia: "Sto male fisicamente e mentalmente"

Lo studente è da più di 300 giorni in custodia cautelare in carcere

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"Le recenti decisioni sono deludenti come al solito, senza una ragione comprensibile. Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di forti antidolorifici e di qualcosa per dormire meglio", e soprattutto "il mio stato mentale non è un granché dall'ultima udienza".

Sono parole di Patrick Zaki, dal carcere di Tora, in una lettera datata 12 dicembre 2020, che la famiglia ha ricevuto e gli attivisti hanno pubblicato sulla pagina Facebook "Patrick Libero" esprimendo la loro "grave preoccupazione per la salute mentale e fisica di Patrick". L'ultima udienza meno di una settimana fa con la decisione di altri 45 giorni di carcere per lo studente.   

L'amico: come lui altri 60 mila
"Patrick Zaki per me non è solo un attivista ma un amico vero. In questo momento Patrick sta trascorrendo il suo 309esimo giorno in custodia cautelare e insieme ad altre 60.000 persone è lasciato a marcire in uno dei luoghi più sudici del mondo: il sistema carcerario egiziano. Ma i detenuti di coscienza non sono numeri, bensì volti, nomi, esseri umani la cui unica colpa è aver osato sognare il cambiamento".

A parlare è Amr Abdelwahab, attivista egiziano residente all'estero, in un appello video per l'agenzia Dire in occasione del webinar 'La tutela dei diritti umani in Egitto - Da Patrick Zaki agli arresti dell'Egyptian Initiative for Personal Rights' organizzata dalla sezione di Pisa della European Law Students' Association (Elsa Pisa).

Abdelwahab racconta che "spesso la gente mi chiede come siamo arrivati a questo, dopo la rivoluzione del 2011, con milioni di persone. Semplice: l'apparato statale sta usando ogni strumento - senza alcuna considerazione per norme costituzionali e convenzioni internazionali - per punire chiunque abbia preso parte alla rivoluzione in passato, ma soprattutto si sta assicurando che il popolo egiziano non voglia riprovarci in futuro. Il primo esempio di queste pratiche è la cosiddetta 'accusa copia e incolla'".
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