SCIENZA
Cambiamento climatico
Piccole isole con l'acqua alla gola
L'innalzamento del livello degli oceani - un fenomeno drammatico già in atto da decenni - mette a rischio la sopravvivenza di piccole entità politiche come: Kribati, Tuvalu, isole Marshall e Maldive
A guidare l'Aosis (Alliance of Small Island States) è da poco salito l'ambasciatore delle Maldive Ahmed Sareer, che - a margine dei Climate Change Talks di Ginevra della commissione ONU sul Clima - ha gridato al mondo la protesta e l'allarme del suo popolo e di quelli che, come alle Maldive, sono costretti a prepararsi a un futuro più che fosco.
Nonostante siano molti gli indicatori negativi, Sareer non ha ancora abbandonato la speranza di raggiungere un accordo globale sul clima tale da mantenere il riscaldamento globale al di sotto del grado e mezzo d'incremento. "Speriamo che la nostra scelta di puntare con decisione alle rinnovabili" spiega il diplomatico "sia considerata come un esempio da tutti".
Non basta più, come obiettivo, la mitigazione degli effetti. Occorre chiedere di più, puntare più in alto, essere più ambiziosi. Sempre che si vogliano salvare le piccole e piccolissime isole degli oceani, piccoli paradisi che rischiano davvero di andare perduti.
Ottimismo mal riposto
La prospettiva dei paesi dell'AOSIS è obbligata: è una questione di sopravvivenza, per loro.
Ma il resto del mondo non sembra affatto avvertire la medesima urgenza. Lo testimonia, da un lato, il più che tiepido ottimismo negoziale di Ginevra; dall'altro le previsioni sul mercato dei combustibili fossili, che - basta sfogliare l'outlook 2035 della BP per rendersene conto - non indicano alcuna diminuzione del consumo di gas e petrolio nei prossimi vent'anni.
Forse è proprio il caso che gli abitanti di Isole Cook, Niue, Tuvalu, Vanuatu, Aruba, Dominica, Saint Kitts e Nevis, Grenada, Saint Lucia e quelli delle Maldive - in totale poco meno di un milione di persone su una superficie di 15mila km quadrati - si preparino al peggio.