CULTURA
Grand Tour del XXI secolo
L'Italia tornerà numero uno nel turismo? Dipende dai Big Data
Nel rapporto di Italiadecide i numeri e le proposte affinché l'Italia torni ad essere la prima destinazione scelta dagli stranieri. Ma su internet siamo in ritardo. Inoltre abbiamo pochi collegamenti low cost e troppo fisco.

Internet in ritardo
Si stima che nel 2010 ci fossero circa 2 miliardi di utenti connessi a internet. Si prevede anche che ci saranno circa 50 miliardi di connessioni a internet entro il 2020. L’«Economist» arriva a stimare la crescita di produzione di dati digitali a circa 45% all’anno per i prossimi 10-15 anni. I dati sono il “petrolio del XXI secolo” e possono aiutarci a stabilire flussi e preferenze turistiche, afferma Euro Beinat, professore di Geoinformatica all'Università di Salisburgo (nel video la sua intervista).
Ma l’Italia sconta inoltre un ritardo nella vendita di servizi mediante internet. Secondo i dati dell’indagine annuale dell’Eurostat sull’uso delle tecnologie informatiche presso le famiglie e le imprese, nel 2011 il 43% delle imprese italiane del settore ricettivo ha venduto almeno l’1% dei propri servizi sul web, contro il 47% (dato 2010) di quelle francesi, il 72% di quelle spagnole e una media del 57% dell’area euro (Magda Antonioli Corigliano) . Nessuna delle grandi Ota (Online travel agency) ha sede in Italia: Booking com è olandese, Expedia americana, Venere inglese, Trivago tedesca…
Troppo piccoli e senza internet
Dal rapporto emerge una serie di problemi: piccole dimensioni di impresa, arretratezza del Sud, regolamentazioni che non aiutano l'impresa, elevata tassazione, mancata realizzazione dell'Agenda digitale, su internet, situazione precaria delle infrastrutture e delle accessibilità all'Italia e alle sue componenti territoriali, un capitale umano non sempre all'altezza. Niente grandi alberghi, niente grandi comitive. Secondo i dati Eurostat, nel 2012 le aziende italiane avevano 30 posti letto contro i 66 della Germania, i 75 di Spagna e i 175 di Francia, e i 60 della media Ue. Nella graduatoria delle principali catene alberghiere mondiali, il primo gruppo italiano è oltre il 150° posto. Oggi si contano in Italia 17mila agriturismi e 25mila b&b. Le strutture ricettive in Italia, nel 2012, sono in totale 157.228 con più di 4,7 milioni di posti letto: il numero di alberghi è pari a 33.728 unità con 2.250.704 posti letto, leggermente in calo rispetto al 2011 e il numero degli esercizi extra-alberghieri risulta pari a 123.500 unità nel 2012 con 2.511.897 posti letto, in aumento rispettivamente del 3,1% e dello 0,9% rispetto all'anno precedente.
Tornare primi
Se 30 anni fa l'Italia era la prima scelta del turismo mondiale, ora è al 5° posto dopo Francia, Usa, Cina e Spagna. Siamo valutati soltanto al 79° posto per la misura con cui il governo ritiene prioritaria l'industria turistica (Spagna 10a, Francia 35a). La nostra capacità di accoglienza vale tra i 45 e i 50 milioni di turisti all'anno contro i 57 della Spagna e 80 della Francia.
Oltre 80 milioni di stranieri
Nel 2012 oltre 130 milioni di persone hanno attraversato i confini italiani. Di queste, più del 60% era straniero e il 55% ha effettuato almeno un pernottamento. I turisti stranieri hanno speso in Italia oltre 32 mld di euro e gli italiani all'estero più di 20, generando così un saldo netto positivo di 11,5 mld. Il valore aggiunto dell'industria turistica in Italia è stato di 63,9 mld, ovvero pari al 4% del Pil. Prendendo in considerazione il valore aggiunto dell'intera economia turistica - il settore allargato - questo valore arriva a 161 miliardi, ovvero il 10,2% del Pil.
Patrimonio poco valorizzato
In Italia vi sono 424 istituti statali dipendenti dal Mibact a cui vanno aggiunti ben 4.340 istituti non statali (3.409 musei, 802 monumenti, 129 siti archeologici). I siti statali totalizzano un numero di visitatori che è ben più della metà di quello fatto registrare dagli oltre 4.000 siti non statali. Ma il mancato equilibro nei visitatori si palesa anche all'interno degli stessi siti statali, dove solamente 8 (Colosseo, Pompei, Uffizi, L'Accademia, Castel Sant'Angelo...) fanno registrare la metà dei visitatori. L'Italia attualmente detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista del Patrimonio mondiale dell'umanità (47), seguita Spagna (44) e Cina (43), su un totale di 962 siti in 157 nazioni. Tuttavia la capacità di valorizzare in termini economici il nostro patrimonio è ancora insoddisfacente. Il ritorno "commerciale" sugli asset culturali (Rac) degli Usa è circa 16 volte il Rac italiano. Il ritorno degli asset culturali della Francia e del Regno Unito è tra 4 e 7 volte quello italiano.
Il Sud senza low cost
Nonostante il rilevante potenziale di attrazione turistica e la durata potenzialmente maggiore rispetto al Centro Nord della stagione balneare, il Mezzogiorno è l’area che presenta la minor quota di introiti dall’estero (13% del totale nazionale nel 2012). L’incidenza del turismo internazionale sull’economia del Mezzogiorno (circa l’1% del Pil dell’area) è decisamente inferiore a quella sull’economia del Centro Nord (poco più del 2% del Pil). Tra le possibili cause del ritardo del Mezzogiorno vi è l’accessibilità dall’estero. Ad esempio, nonostante la situazione sia migliorata grazie alla crescita dell’offerta di voli low cost, il Mezzogiorno risulta meno accessibile delle Regioni mediterranee della Spagna, soprattutto a causa di un’inferiore dotazione di tratte aeree internazionali, 5% contro 45% (che sono il vettore privilegiato per il turismo dall’estero).
Fisco elevato
Anche le aliquote di imposta, relativamente elevate nel confronto con altri Paesi, contribuiscono a frenare la domanda. Dal punto di vista della politica fiscale, la leva principale è costituita dall’imposta di soggiorno alla quale si aggiunge l’Iva che l’Italia applica al 10% contro il 7% medio Ue. La tassazione complessiva del settore arriva, dunque al 12,5% nettamente superiore a Spagna e Francia.
Non resta che la macchina
I principali aeroporti europei (Londra, Parigi, Francoforte), servono il 44%, 37% e 34% delle destinazioni mondiali contro il 24 e 20% di Roma e Milano. L’Alta velocità ferroviaria ha un forte impatto sulle città collegate (Torino, Bologna, Reggio Emilia, Firenze, Roma e Napoli), ma serve anche un potenziamento delle linee secondarie per irrorare il “territorio vasto” e raggiungere il nostro museo diffuso. Secondo le ultime rilevazioni, l’auto resta il principale mezzo di trasporto per i turisti residenti in Italia ed è utilizzata nel 60,5% dei casi; l’aereo e il treno ricorrono, rispettivamente, nel 20,4% e nell’8,5% dei viaggi. L’auto è preferita nel 67% degli spostamenti per vacanza (nel 74% delle vacanze brevi e nel 54,6% delle lunghe); per quanto concerne i viaggi di lavoro, dopo l’auto (38,5%) i mezzi di trasporto prescelti sono l’aereo (34,2%) e il treno (20,9%) (Paolo Pilieri, Lanfranco Senn e Tatiana Cini).
Pochi laureati
Considerando i dati dell’occupazione (2011), quelli diretti nel settore turistico sono 1,91 milioni; sommando anche gli indiretti si arriva a 3,32 milioni di persone, ovvero l’13,8% del totale occupati in Italia. Secondo i dati dell’Eurostat, nel 2011 la percentuale di laureati (o con titoli post laurea) sugli occupati nel settore degli alberghi e ristoranti era pari al 5,8%, un valore decisamente inferiore sia alla media della UE-27 (13,4%), sia ai corrispondenti livelli della Spagna (17,8%) e della Francia (16,4%).