ECONOMIA
Reddito di inclusione, carta prepagata e sportelli dedicati

Si stabilisce così che la richiesta va presentata ad appositi "punti per l'accesso al Rei", da identificare sul territorio. E' quindi il Comune che raccoglie la domanda, verifica i requisiti di cittadinanza e residenza e la invia all'Inps entro 10 giorni lavorativi. L'istituto di previdenza, entro i successivi 5 giorni verifica il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconosce il beneficio, che sarà erogato mensilmente attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei), simile a una prepagata. L'intera procedura quindi, considerata anche una 'tolleranza' di ulteriori 5 giorni dovuti ai vari passaggi non dovrà durare più di 20 giorni. La Carta potrà essere usata, per metà dell'importo, anche per fare prelievi di contanti. Finora invece l'uso è stato vincolato sempre ad acquisti nei supermercati, nelle farmacie o alle poste.
Fin qui il meccanismo delineato per il primo anno di funzionamento della misura di contrasto alla povertà. Dopo di che, con la messa a regime, scatteranno fissate deadline anche per la sottoscrizione del progetto personalizzato, la parte 'attiva', a cui l'aiuto è condizionato. Il decreto stabilisce che tutta la procedura dovrà essere completata in 50 giorni. Il Comune, il servizio di assistenza sociale, avrà infatti un mese di tempo per valutare la situazione e indicare la via d'uscita, con progetti semplici, ovvero mirati a recuperare problemi specifici, o complessi, con vere e proprie équipe di sostegno.
La prima fase partirà nel 2018, o meglio le domande potranno essere fatte a partire da dicembre 2017, questa almeno è l'intenzione. Nel frattempo c'è il Sia, il Sostegno all'inclusione, una misura ponte, di accompagnamento al Rei. Per ora il nuovo strumento sarà finanziato con 2 miliardi di euro annui, diretto potenzialmente a 500 mila famiglie per un aiuto massimo di 485 euro mensili. Ma lo stesso decreto suggerisce la strada per incrementare risorse e beneficiari, potendo allargare i requisiti senza passare per una legge ma direttamente con un decreto della presidenza del consiglio (dpcm). Una strada più veloce che, se ci sono i fondi, porterebbe verso Piani povertà sempre più inclusivi.