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Reinventarsi un'occupazione

Fumetti che passione. Da hobby possono diventare un lavoro

Storia di Andrea, quarantenne romano, che ha cambiato mestiere sfruttando la sua passione per i vecchi fumetti

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di Francesco TaglialavoroRoma C'è la crisi tocca reinventarsi. Oggi molti lavoratori devono (o a un certo punto vogliono) cambiare radicalmente occupazione e stile di vita. C'è anche un hashtag dedicato su Twitter #Reinventarsi. In alcuni casi la Rete offre strumenti utili a mettere a frutto un'idea. È il caso di Andrea Ricci, quarantenne romano che da rappresentante si è reinventato ed ha avviato un negozio di vecchi fumetti usati e non solo.
 
È utile? A cosa può servire un negozio del genere oggi? È remunerativo? Si leggono ancora le storie disegnate con tratti grafici semplici come si usava cento anni fa? Roba da collezionisti? Genere di nicchia? In certi casi le storie fantastiche dei fumetti fanno parte a titolo pieno della cultura artistica italiana.
 
Non è forse ad esempio questo il caso del Signor Bonaventura? Personaggio di una striscia di fumetti che indossava sempre bombetta, marsina e scarpe rosse, pantalone bianco, ed era seguito da un cane bassotto, disegnato da Sto, nome d'arte di Sergio Tofano, per la prima volta nel 1917.
 
Per rinverdire la memoria, ed approcciarsi a questo mondo a Roma, si può visitare il negozio di Andrea nella zona del viale Gianicolense; si chiama Fumettando e..., con la speranza di rintracciare fumetti ormai introvabili.
 
Chiusa la porta del negozio, ci si lascia alle spalle il trambusto di ambulanze che sfrecciano, tram che sferragliano, autobus che sbuffano, pedoni che vociano ininterrottamente. Vi si trovano migliaia di giornalini riposti ordinatamente sugli scaffali in compagnia di pupazzi di plastica e qualche pezzo di hardware vintage.
 
In risalto tra le mensole c'è Dylan Dog, girato un corridoio qualche Tira e molla, e poi Geppo, la Pantera rosa, Asterix, la Pimpa e Mafalda, Topolino, il gatto Felix, Snoopy. Un ensemble ordito da Andrea in oltre due anni di lavoro. Lui si racconta così.
 
"Come mi definisco? Né commerciante, né capo di un'associazione culturale - si presenta – ma dovresti chiederlo allo Stato, a questa realtà lontana burocratica e rigida. Con la buonuscita del mio primo lavoro di rappresentante (altra vita, guadagni alti ma stress insostenibile) ho aperto questo locale dove ho trasportato tutti i fumetti di casa per venderli, iniziando a contrastare la loro gravità feticista su di me. In realtà credo ancora che le cose abbiano un'anima, soprattutto i fumetti."
 
Intanto è bello perdersi fra l'osservazione delle copertine dei giornalini e l'ascolto delle parole di Andrea, ricordando la propria immagine giovanile divoratrice di storie a fumetti (quando alla tv i cartoni animati erano rari, brevi quanto sorprendenti) e così, contemplando in rapide carrellate il tempo trascorso, ci riporta al mondo d'oggi l'altra faccia del discorso del negoziante rivolto ad elogiare, dopo aver celebrato la bellezza degli anni '70, il contemporaneo, il web, il social...
 
"La modernità non è negativa 'tout court'. Se non ci fosse la Rete sarei in rosso - confida il gestore - tutta la libreria è virtualmente riprodotta ed esposta nelle varie bacheche telematiche sui social, con un sito web, nei siti di ecommerce e di vendite online."
 
Dopo lunga ricerca, ecco riaffiorare dal più in basso degli spazi, rilegato in un tomo del Corriere dei Piccoli, qualche episodio del quasi centenario aspirante milionario dalla marsina rossa: il signor Bonaventura, le cui storie semplici hanno sempre un lieto fine ripagante. 
 
"Il negozio resterà aperto finché verrà visto come una 'stanza dei ricordi' e i giornalini come 'preziosi cimeli' in attesa di nuovi detentori che rispolverino storie e tipi ormai persi nel mare magno dell'iperproduzione digitale globale".
 
Una produzione digitale, che qualche volta è, in effetti, mera riproposizione se non copiatura. Cercando nella Rete il personaggio di Sto, per esempio, si trovano dei video, fra cui gli episodi per la Rai del signor Bonaventura con protagonista lo stesso Sergio Tofano; o la ricostruzione in versione 3d di alcune storie di Bonaventura prodotte dagli eredi di Tofano ed uno studio professionale di Pisa. E così anche Bonaventura si è #reinventato.
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