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MONDO

Le regioni separatiste

Le Crimee dentro la Russia

A infiammarsi è sempre il Caucaso, con azioni drammatiche come la strage di Beslan e l'assedio del teatro Dubrovka, in Cecenia. Ma ci sono regioni meno note: la Kalmucchia, unico stato buddhista e a lungo governato da uno scacchista, o la Karelia, dove è stato arrestato l'uomo che chiedeva di annettersi alla Finlandia

Erdne Ombadykov, leader spirituale della Kalmucchia
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Russia Quando hanno visto in tv le immagini da Kiew, in Karelia - una piccola repubblica al confine tra Russia e Finlanda - molti hanno ricordato un episodio quasi ignoto, che descrive il pugno di ferro di Mosca contro ogni sentimento  separatista all'interno dei suoi confini. Nel 2010, un uomo di 47 anni venne arrestato per aver distribuito dei volantini. Voleva un referendum per chiedere l'annessione alla Finlandia; venne condannato a tre anni di carcere.

Le guerre in Cecenia
Ma la Russia, orfana del grande spazio delle repubbliche sovietiche, poi delle comunità indipendenti ha sempre ostacolato ogni sentimento separatista. Il caso più noto è la Cecenia che ha rivendicato l’autonomia da Mosca con due guerre – la prima tra 1994 e il 1996 e la seconda dal 1999 al 2009. Per ristabilire la sua sovranità dopo la dichiarazione d’indipendenza della Repubblica di Ichkeria, la Cecenia, Mosca trasformò quel territorio di musulmani sunniti in un teatro di guerra: bombardamenti sistematici contro città e villaggi, un flusso infinito di profughi. Un conflitto infinito che tocca il fondo con due episodi raccapriccianti. La strage di Beslan, nel 2004, quando un gruppo di miliziani ceceni e fondamentalisti islamici sequestra una scuola e 1200 persone tra adulti e bambini; dopo tre giorni di assedio l'irruzione delle forze speciali russe scatena un massacro: muoiono - tra gli altri 186 bambini. Nel 2002,  850 civili vengono presi in ostaggio da 40 miliziani ceceni all'interno del teatro Dubrovka, a Mosca. Le forze speciali russe intervengono diffondendo nella sala un gas ancora misterioso: 129 persone perdono la vita.
Per ora, nè la Cecenia, nè il Caucaso settentrionale sembrano subire ripercussioni della situazione in Crima.

Il Dagestan
Con oltre 40 etnie, il Dagestan non ha una maggioranza dominante e a oggi tiene tra i suoi confini un forte conflitto interetnico. L’anno del secessionismo è il 1999, quando la Shura del Dagestan dichiara l’indipendenza da Mosca. Quando le milizie islamiste di Shamil Salmanovich Basayev invadono il Dagestan in supporto alla Shura, per la Russia è il casus belli da cui prende le mosse la seconda guerra in Cecenia.

Il Tatarstan
L’indipendentismo tataro, seppure non del tutto sopito, ha da tempo abbandonato la linea dura. La regione, abitata per oltre il 50% da musulmani sunniti, dichiara l’indipendenza nel 1991, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’anno successivo, con tempi più lunghi rispetto alla Crimea, ribadisce la decisione con un referendum. Le pressioni del Cremlino la spingono ad accettare lo status di provincia autonoma.

La repubblica dello scacchista e le altre potenziali Crimee
C'è poi la Kalmucchia, l'unica repubblica buddhista nel cuore d'Europa. Il suo capo dello Stato, fino a pochi anni fa, era Kirsan Nikolaevič Iljumžinov, presidente del FIDE, la Federazione Mondiale degli Scacchi. Il suo territorio è disseminato di templi buddhisti, più fedeli al Dalai Lama che a Vladimir Putin, i suoi abitati venerano come guida suprema il kalmuko-americano Erdne Ombadykov. Anche se non tutte hanno mire indipendentiste, sono tante le regioni della Federazione Russa con una storia a sé. Il Mari El, dove gli abitanti di etnia mari sono stati di poco superati dai russi, che ha anche una propria religione. La Chuvashia, Tuva, la Circassia – la cui capitale è Sochi – la Kabardino-Balkaria e la Karachay-Cherkessia, entrambe a maggioranza islamica.
 
 
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