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ITALIA

"Resa dei conti"

Saviano in tribunale. Attesa la sentenza per i boss che lo minacciarono di morte

Lo scrittore torna, scortato, nella sua Napoli per assistere alle fasi finali del processo contro Bidognetti e Iovine 

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Lo scrittore Roberto Saviano è arrivato nell'aula 116 del Tribunale di Napoli, dove si sta svolgendo il processo per le presunte minacce rivolte a lui e alla giornalista Rosaria Capacchione, a sua volta presente, dai boss dei Casalesi Francesco Bidognetti e Antonio Iovine. Nel processo che si svolge davanti alla sesta sezione del Tribunale di Napoli sono imputati due avvocati dei boss, nonché gli stessi Francesco Bidognetti e Antonio Iovine. Per quest'ultimo, che nei mesi scorsi ha deciso di collaborare con la giustizia, i pm della Dda hanno chiesto l'assoluzione.   Saviano ha fatto il suo ingresso nell'Aula del Tribunale dopo essersi soffermato in una stanza retrostante, insieme con la scorta, in attesa dell'inizio dell'udienza. Sono previste le ultime arringhe dei difensori, dopo di che i giudici si riuniranno per la sentenza.

Saviano: "Una resa dei conti"
"Per me è un giorno decisivo, credo che sia un processo importante a prescindere, cerco di essere obiettivo anche se sono coinvolto. Sono in grande ansia perché sono anni che vivo in questa situazione; la vivo un po' come una resa dei conti", ha detto Saviano, a proposito del processo che si chiude contro i boss camorristi che lo avevano minacciato pubblicamente di morte.

Le difficoltà del processo
"Non era mai successo nella storia della criminalità organizzata che dei capi si fossero esposti così tanto sulla libertà di stampa, considerando chi scrive responsabile delle loro condanne. Quindi questa è una novità assoluta. Il pentimento di Jovine - ha aggiunto Saviano - che a metà processo si è pentito e ha collaborato anche alle indagini, è stata già anche in parte una vittoria. Questo processo - ha concluso - è stato difficilissimo, quando sono andato in aula come testimone c'è stato un momento in cui la difesa dei boss ha cercato di processare me, di far saltare la mia credibilità. E' stato un processo vissuto con un certo isolamento, i media non ne parlavano particolarmente".
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