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SALUTE

Il punto

Telethon, Zollino: 30 casi in Italia della sindrome di Pitt-Hopkins, ancora senza cura

Ritardo psichico e motorio, respirazione anomala, problemi della vista, assenza del linguaggio. Cosa è la sindrome di Pitt-Hopkins e a che punto è la ricerca. Colloquio con Marcella Zollino dell’Istituto di Genetica Medica Università Cattolica di Roma

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Professoressa, nel mondo qualche centinaio di casi, in Italia una trentina. Come si esprime questa malattia?
La sindrome di Pitt-Hopkins è una condizione geneticamente determinata che rientra nel gruppo della malattie rare.
Anche se è causata dal difetto di un unico gene, il TCF4, è una condizione multisistemica, cioè caratterizzata da ritardo psicomotorio in genere importante con linguaggio pressoché assente, epilessia, anomalie del respiro, disturbi della coordinazione motoria, tipiche caratteristiche facciali, problemi visivi associati a strabismo, miopia, astigmatismo e anomalie cerebrali in genere lievi.

Nel 2007 è stato scoperto il gene che la causa, localizzato sul cromosoma 18. Come è avanzata in questi anni la ricerca? La disfunzione di questo gene è causata o da una perdita vera e propria del gene su uno dei due cromosomi 18 (delezione) o da una alterazione della sua sequenza (mutazione) che lo rende quindi inefficace.
Noi abbiamo i cromosomi uguali a due a due, quindi abbiamo due copie anche del cromosoma 18. Nella sindrome di Pitt-Hopkins una di queste due copie non funziona, quindi la proteina corrispondente è assicurata solo dall’unica copia residua del gene sul cromosoma 18 normale e per questo è insufficiente.

Lei e la sua equipe state conducendo - anche col contributo di Telethon - una importante ricerca scientifica sulla sindrome di Pitt-Hopkins: cosa state cercando? Innanzitutto altri geni, oltre a TCF4, che possono causare un problema clinico sindrome: in diversi casi, sospettati clinicamente, non si trova un difetto del gene TCF4, e questo suggerisce l’esistenza di difetti in altri geni causativi. Ma anche connessioni cliniche tra geni diversi, da cui poter ipotizzare meccanismi di malattia comuni, utili per suggerimenti terapeutici. Ci preme anche diffondere la conoscenza di questa condizione, che è di fatto oggi sotto diagnosticata.

I bambini colpiti da questa sindrome – e le loro famiglie - vivono molte difficoltà: come è possibile aiutarli? Al momento la terapia è sintomatica, dalla cura dell’epilessia, della stipsi, delle crisi respiratorie. E riabilitativa, volta al miglioramento delle difficoltà psicomotorie. Un modo di aiutarli è anche di dare una diagnosi al problema, assicurare la diagnosi prenatale nelle future gravidanze, perché il rischio di ripetizione in altri figli è basso, ma non trascurabile. E’ importante anche fare rete di ricerca con altri centri, per esempio europei, come di fatto si sta cominciando a fere. Tutto questo è promosso di per sé dalla creazione di una associazione, e soprattutto tutto questo restituisce dignità ai pazienti e alle loro famiglie.

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