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SCIENZA

Ricostruzione del volto dal DNA

Sofia, il volto della ragazza vissuta seimila anni fa

Le scoperte archeologiche avvenute ad Agrigento hanno permesso di indagare il profilo genetico da un gruppo di scheletri sepolto in tombe familiari dell'Antica Età del Rame e ricostruire il volto da un cranio preistorico. Il risultati dello studio in una pubblicazione, un video ed una mostra

Il volto di Sofia (Fonte: Soprintendenza di Agrigento)
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Gli scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Agrigento in contrada Scintilia del comune di Favara, circa 10 km ad Est di Agrigento, hanno portato alla scoperta di una necropoli databile all’inizio del IV millennio a.C. Nonostante lo stato di conservazione delle ossa non fosse ottimale, sono stati eseguiti una serie di analisi scientifiche e studi bioarcheologici indispensabili per la ricostruzione del paleoambiente, dello stile di vita e delle condizioni di salute del campione umano esaminato. Lo studio degli scheletri ha permesso di definire parametri biologici importanti quali il sesso e l’età, le principali patologie di cui soffrivano gli individui; traumi, malattie, alimentazione, lasciano sulle ossa dei segni che possono essere studiati e interpretati. I primi dati indicano che gli uomini erano sottoposti a sforzi molto intensi quali il trasporto di carichi pesanti, la lavorazione della terra, attività logoranti come il taglialegna ecc.

Negli scheletri femminili si sono rilevate varie lesioni traumatiche, infiammazioni del calcagno e dell’astragalo che possono essere ricondotte alla postura accovacciata necessaria alla macinatura dei cereali con macina e pestelli di pietra. Questi dati forniscono un indizio importante di carattere sociale: la divisione del lavoro su base sessuale. Attraverso le analisi paleonutrizionali si è cercato di avere informazioni sul tipo di dieta della comunità di Scintilia. Il principio su cui si fondano le indagini e che gli alimenti assunti in vita lasciano traccia nella composizione chimica delle ossa. I dati finora acquisiti indicano una dieta prevalentemente vegetariana con modesto consumo di carne.



Grazie alla collaborazione con l’Istituto di Antropologia forense dell’Arcadia University di Philadelphia, è stata realizzata la ricostruzione cranio­facciale di un individuo femminile sepolto in una delle tombe, battezzata al momento della scoperta con il nome di Sofia, realizzata partendo da modelli tridimensionali ottenuti da TAC volumetrica su cui è stato creato il modello fisico tramite stampante 3D. Sulla copia lo scultore forense (Suzanne Matlock) ha poi ricostruito il volto mediante l’applicazione di impianti di chirurgia estetica e speciali argille che replicano i tessuti muscolari. La Soprintendenza ha puntato a forme innovative di comunicazione, in modo che questo bagaglio di informazioni, destinate a rimanere confinate negli studi e nei dibattiti scientifici di specialisti, fossero veicolati ad un pubblico ampio e indifferenziato e di ogni fascia d’età. Nei locali di S.Maria dei Greci ad Agrigento è stata allestita una mostra dove i risultati delle indagini scientifiche sono state tradotte in immagini, accompagnate da un linguaggio semplice e immediato.

Ma la scelta di forme innovative di comunicazione di questo progetto risalta soprattutto dalla realizzazione di un docufilm, realizzato dalla HGV di Foggia, di grande impatto emotivo, proprio per la spettacolare resa tridimensionale del racconto della necropoli. Nell’ambito delle attività connesse alla Mostra, anche un laboratorio rivolto agli studenti, proprio per illustrare le nuove sorprendenti potenzialità del laser scanner e delle sue applicazioni anche al mondo dell’Archeologia. Ma è davvero importante, afferma il Soprintendente Caterina Greco, il riuscito connubio tra la completezza dei dati scientifici e il “racconto” toccante di un’esperienza umana lontanissima eppure ricostruita come se si svolgesse sotto i nostri occhi, un avvincente racconto del “verisimile” con il quale si è dato corpo e visibilità a realtà immateriali, quali il rituale funerario, i gesti quotidiani del lavoro, e persino i volti verisimili. Testimonianze toccanti di piccole “storie sepolte” di oltre 5.000 anni fa.

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