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MONDO

Annullata la decisione di non procedere

Strage nazista di Sant'Anna di Stazzema, la Germania riapre le indagini

Per il massacro di 560 persone, l'Italia aveva condannato Gerhard Sommer all'ergastolo. Ma la procura di Stoccarda aveva stabilito di non procedere contro l'imputato. Ora quella sentenza potrebbe essere rivista. I sopravvissuti: "Fate presto, siamo tutti vecchi"

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Sono passati quasi settant'anni, da quel 12 agosto 1944: il giorno in cui i nazisti massacrarono 560 persone a Sant'Anna di Stazzema (Lucca). Tra le vittime, 116 donne e bambini. Per quell'eccidio l'Italia aveva condannato all'ergastolo (qui la sentenza) Gerhard Sommer, comandante delle SS insieme ad altri nove ufficiali tedeschi. Tutti ultraottantenni al momento della sentenza. Ma la procura di Stoccarda ha archiviato l'inchiesta e da lì si è arenata: una decisione che però oggi la corte federale di Karlsruhe ha annullato. Sentenza che di fatto potrebbe riaprire le indagini. 

L'archiviazione della sentenza
Secondo i giudici tedeschi, non si poteva accertare che la strage fosse un atto di rappresaglia contro la popolazione civile: l'eccidio venne considerato una "normale azione di guerra". Non c'erano poi, secondo la procura di Stoccarda, sufficienti prove che gli imputati condannati in Italia avessero partecipato alla strage. Una decisione che aveva provocato non poco sdegno in Italia, anche perché la Germania aveva rifiutato l'estradizione di Sommer. L'anziano comandante delle Ss, 93 anni vive ora a Voksdorf, sobborgo di Amburgo

Il caso di Sommer
"Questo è un successo enorme", ha commentato l'avvocato Gabriele Heinecke che in Germania rappresenta l'associazione dei parenti e dei sopravvissuti di quella strage. Heinecke spera che ora venga sollevata di nuovo l'accusa contro Sommer: da anni vive vicino ad Amburgo, e ci è rimasto nonostante l'Italia abbia chiesto più volte l'estradizione. Ma senza successo. Dei dieci condannati nel 2005, solo tre sono rimasti in vita e solo Sommer è incriminabile, perché gli altri sono stati ritenuti incapaci di stare in giudizio. 

"Fate presto, siamo tutti vecchi"
"È una buona notizia, ma ora bisogna far presto. Siamo tutti troppo vecchi", commenta Enrico Pieri, tra i superstiti della strage e presidente dell'associazione: quel giorno vennero uccisi i suoi genitori e le sue due sorelle. "Stavolta spero proprio che si vada in fondo - spiega Pieri - anche se gli imputati ormai avranno più di 90 anni. Non so nemmeno in quanti siano ancora vivi''.
 
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