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ECONOMIA

Dal 6 luglio

Taranto, ArcelorMittal chiede proroga cassa integrazione per quasi tutti i dipendenti

Comunicato alle organizzazioni sindacali la richiesta di Cigo  per 8.157 dipendenti, l'intero organico tranne i dirigenti, presumibilmente per 9 settimane

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Il direttore del personale di ArcelorMittal, Arturo Ferrucci, ha inviato alle organizzazioni sindacali la comunicazione relativa alla nuova richiesta di proroga, a partire dal 6 luglio prossimo, della Cassa integrazione ordinaria (cigo), questa volta per un massimo di 8.157 dipendenti dello stabilimento di Taranto, per "un periodo presumibile di 9 settimane".

Il personale coinvolto, tra quadri, impiegati e operai, allo stato attuale costituisce "l'intero organico aziendale al netto della struttura dirigenziale". L'azienda spiega di trovarsi "nelle condizioni di dover procedere a una riduzione della propria attività produttiva a causa dell'emergenza epidemiologica Covid-19 ancora in atto", i cui effetti continuano "ad avere riflessi in termini di calo delle commesse e ritiro degli ordini prodotti, considerato altresì il blocco di parte delle attività produttive, manifatturiere, distributive e commerciali che hanno reso difficilissima, peraltro, anche la chiusura degli ordini e delle fatturazioni, visto il drastico calo registrato negli ultimi mesi dei volumi e di conseguenza delle attività produttive".

La società precisa che "nell'individuazione del personale da porre in sospensione si atterrà a criteri oggettivi derivanti dalle professionalità dei lavoratori coniugate alla quantità e alla qualità delle lavorazioni di volta in volta da eseguire". 

Palombella: temo doccia fredda
Temo che si voglia nascondere qualcosa, che sia in arrivo una doccia fredda. Noi siamo timorosi infatti che quanto sarà presentato da ArcelorMittal al governo non rispecchi le rassicurazioni di Patuanelli. Spero vivamente di essere smentito ma quando si coprono le carte vuole sempre dire che si vuole nascondere qualcosa".

Così il leader Uilm, Rocco Palombella, alla vigilia della presentazione da parte di A.Mittal del nuovo piano industriale seguito al nuovo contratto 2020-2025 stipulato nel marzo scorso con i Commissari di Ilva in As dà corpo ai timori del sindacato sulla volontà effettiva di rilancio del gruppo siderurgico da parte della multinazionale dell'acciaio, lamentando soprattutto il silenzio del Mise. "Ci aspettavamo, e ancora ci aspettiamo da Patuanelli, una convocazione che per ora non sembra all'orizzonte. Eppure mi rifiuto di pensare che il Mise apprenderà del piano via e-mail: sarebbe un dramma e non è possibile che Mittal si appresti a presentare un documento ufficiale e il governo non ne sappia nulla: stiamo parlando di un'azienda di cui lo Stato è ancora proprietario", 
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