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ITALIA

Taxi, terzo giorno di proteste a Roma

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Per il terzo giorno consecutivo il servizio taxi è fermo a Roma. Le proteste dei tassisti non si placano dopo la votazione dell'emendamento contenuto nel Milleproroghe che "deregolamenta il settore".  Vengono garantiti i servizi per gli utenti disabili e da e per gli ospedali. Notevoli i disagi per i cittadini e i turisti.   

"D'altra parte la provocazione da parte del Senato è stata grave - spiega Riccardo Cacchione, Usb Taxi - il Ministero dei Trasporti non sembra nemmeno interessato a risolvere la questione visto che ci ha dato un appuntamento solo per martedì e non subito come avevamo richiesto. Noi comunque non accettiamo soluzioni con la 'pistola sul tavolo', nel senso che prima di ogni premessa ci vuole un dietrofront delle istituzioni. Anche se comprendiamo le ragioni del disagio non ci sentiamo garantiti. La rabbia dei tassisti nonostante gli appelli a riprendere a lavorare è difficilmente controllabile. Ormai la politica è legata ha interessi che non sono quelli dei lavoratori e della società. Chiedere unicamente ai tassisti di rispettare regole che non li hanno mai tutelati, basta vedere quanto lavorano gli abusivi da sempre, è estremamente difficile. La sfiducia e la rabbia non trovano risposte da parte delle istituzioni".   

General manager Uber: bene regole, ma valgano per tutti

"Non siamo contro ogni forma di regolamentazione, anzi". Lo dice Thibaud Simphal, general manager di Uber per l'Europa occidentale, intervistato da La Stampa sulla rivolta dei taxisti.    "Non andiamo da un governo con delle richieste, siamo un'azienda con una visione: mobilità ovunque, per tutti, in ogni momento, in modo sicuro, affidabile, ed economico. Dalle istituzioni - afferma - spero solo che non arrivino troppe regole nuove, che non cambino troppo spesso e non siano troppo complicate, ma che garantiscano competizione, sicurezza, mobilità. Alla fine queste sono le vere priorità per le persone. Noi, come i nostri concorrenti, vogliamo essere una forza positiva". "Chi guadagna in una certa nazione - aggiunge - deve pagare le tasse locali. Per gli utenti intanto bisogna distinguere se è un'attività professionale o un hobby, e anche qui le regole non sono univoche, ma in generale la tendenza in Francia è che un guadagno fino a un certo limite, poniamo 5.000 euro l'anno, non viene tassato, e questo vale ad esempio anche per i proventi da Airbnb. Anche noi come azienda paghiamo le tasse ovunque operiamo". E c'è anche il capitolo welfare e previdenza: "Uber potrà operare in Europa in modo sostenibile solo se troverà risposte concrete alla questione della protezione sociale dei lavoratori indipendenti. Altrimenti il nostro futuro sarà a rischio", conclude.  
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